L’ascesa al trono della regina Vittoria segnò il declino dell’uso di cosmetici. L’epoca vittoriana fu un periodo dominato da un rigido codice morale, i valori religiosi, la modestia e sobrietà sessuale.Il concetto di bellezza vittoriana e di eleganza è legato alla naturalezza e alla sobrietà: pertanto cosmetici vengono considerati qualcosa che solo le donne di dubbia moralità avrebbe utilizzato. Ma questo non vuol dire che la comesi scomparve del tutto.
Mentre attrici e prostitute usavano colori forti nel trucco, la vera signora vittoriana faceva scarso ricorso al make up, utilizzando tonalità delicate che si addicessero all’aspetto di una donna fragile, delicata e sobria.

Cosmetici vittoriani e chimica
Il pallore, da preservare a tutti i costi con cappelli e ombrellini parasole, è ancora considerato un segno di eleganza e nobiltà, tratto distintivo della bellezza vittoriana: le signore usano cospargere la pelle di ossido di zinco, una polvere minerale chiarissima, ma arrivano persino a dipingere sul volto sottilissime linee blu per rendere l’effetto delle arterie che traspaiono sotto un incarnato etereo. Un’altra usanza molto in voga era quella di bagnare labbra e guance con del succo di barbabietola rossa che, per contrasto, avrebbe messo in risalto le occhiaie e creato un look alquanto “malaticcio”. Inoltre le sopracciglia venivano spesso completamente depilate.
Nonostante l’avversione per il trucco della rigida morale vittoriana, la cosmetologia conosce un notevole perfezionamento nella seconda metà dell’800, soprattutto grazie all’evoluzione della chimica: vengono prodotti per la prima volta su scala industriale ombretti con polveri di piombo e solfuro di antimonio e rossetti con solfuro di mercurio, tutti materiali che in seguito si sono rivelati altamente tossici.

Ricette casalinghe: ceruse, latte d'asina e acqua di rose
La bellezza vittoriana si costruiva in casa, lontano dagli sguardi. I manuali domestici come The Toilet of Flora e Beeton's Book of Household Management (1861) traboccavano di ricette per la cura della pelle: impacchi di albume d'uovo per tendere l'ovale, latte d'asina in imitazione di Cleopatra e Poppea, lozioni di aceto aromatico dei quattro ladroni, maschere di miele e farina d'avena, acqua di rose distillata. Tra le sostanze più pericolose circolavano ancora creme a base di cerussa (biacca di piombo) per sbiancare il volto, e le famigerate pastiglie di Fowler a base di arsenico, assunte per via orale nella convinzione che rendessero pallide e "delicate".
I capelli: lunghezza, acconciature e l'uso dei postiches
La capigliatura era il vanto della signora vittoriana: nessuna donna rispettabile si tagliava i capelli, che restavano lunghi per tutta la vita. Le acconciature diurne prevedevano riga centrale e chignon basso (anni Quaranta), boccoli alla Jenny Lind, chignon alto con reticella e snood, fino alle complesse architetture à la Pompadour dei primi anni Novanta. Per raggiungere i volumi necessari si ricorreva ai postiches, cioè posticci, e alle rats, ovvero ammassi di capelli caduti raccolti nelle hair receivers della toilette. La caduta eccessiva, spia di anemia o tubercolosi, veniva trattata con lozioni al midollo di bue, chinino e cantaride.
Tossicità e scandali: il caso di Madame Rachel e dei "cosmetici miracolosi"
L'età vittoriana fu anche l'epoca dei primi scandali cosmetici. La londinese Madame Rachel (Sarah Rachel Leverson) aprì in New Bond Street il salone Beautiful for Ever, promettendo alle nobili inglesi di restituire loro la gioventù con bagni di arsenico e creme miracolose: arrestata nel 1868, morì in carcere dopo essere stata condannata due volte per frode. I giornali medici segnalavano intossicazioni da piombo, mercurio e arsenico: perdita dei denti, neuropatie, insufficienza renale. Ironia amara, era lo stesso pallore vagheggiato dalla moda a essere spesso sintomo di avvelenamento cronico.
Dal pallore vittoriano all'estetica goth: un'eredità contemporanea
L'iconografia della bellezza vittoriana — pelle diafana, guance appena rosate, labbra naturali, occhi ombreggiati dalla stanchezza, capelli lunghi e abbondanti — si è riversata integralmente nell'estetica goth contemporanea e nel victorian goth. Non a caso gli stessi pigmenti di un tempo — ossido di zinco, carbone, ocre — tornano oggi nella cosmesi naturale e nel trucco teatrale. La regina Vittoria, che aveva decretato il disprezzo per il trucco, finisce paradossalmente per aver dettato un'estetica che due secoli dopo continua a sedurre. Per approfondire consulta il feticcio dei capelli vittoriani e la sezione età vittoriana.


