Vampiri

Il vampiro è una persona umana morta, che appare ai viventi con il suo corpo e si sostiene con il loro sangue. Dunque, dal campo dei vampiri veri e propri bisogna escludere gli spiriti mitologici o demoniaci che attaccano i viventi e occasionalmente si cibano del loro sangue, ma che non sono mai stati uomini (come il ghul delle leggende arabe, le làmie, le émpuse e le arpie della mitologia greca e romana, e altri spiriti o demoni del folklore indiano, cinese e giapponese.)


Allo stesso modo il cosiddetto "vampiro" moderno, persona vivente che ama bere il sangue, non è un vampiro vero e proprio perché non si tratta di un morto che torna in vita.

Il vampiro appare con il proprio corpo, che assume una realtà fisica e tangibile: si può vedere ma anche toccare. Il corpo è straordinariamente resistente e deve essere distrutto con mezzi drastici: il paletto piantato nel cuore, il fuoco.

Il vampiro così come il Seicento e il Settecento europeo lo definiscono e conoscono s’incontra per la prima volta, con tutte le sue caratteristiche, nell’Europa orientale verso la fine del medioevo. L’area è vasta e si estende dalla Polonia e dalla Prussia a nord fino all’Albania, la Bulgaria, la Romania e la Macedonia a sud.

Le figure che precedono il vampiro, e il vampiro stesso, appaiono normalmente nelle epoche e nei contesti culturali contrassegnati da una confusione sui rapporti fra il nostro mondo e l’aldilà, fra il corpo e l’anima. L’idea di un corpo animato che sopravvive e aggredisce i viventi è una risposta inquietante, ma conseguente a questo problema.

Il vampiro non è un tema comune nel medioevo. Tuttavia le cronache ci riportano rari episodi riferiti a personaggi inquietanti che anticipano la figura del vampiro.
Nel medioevo la parola “vampiro” non è ancora nata, e le cronache medievali idenfificano questi personaggi con il nome di “sanguisuga”. Ne troviamo nelle cronache inglesi  del XII secolo, in resoconti di episodi che sarebbero avvenuti in Boemia nel Trecento, e in Slesia alla fine del Cinquecento.

Il mito del vampiro nel folklore, nella letteratura, nel cinema e nella cultura, è uno degli archetipi universali e le sue mutazioni svelano le tendenze delle epoche e dei tempi. In un’epoca come il medioevo, le relazioni tra la vita e la morte sono esplicitate chiaramente da una teologia largamente condivisa dalla popolazione: per questo l’epoca medievale sostanzialmente non conosce il vampiro. Questa figura emerge quando il consenso intorno alla teologia cattolica si spezza, e in particolare viene negata l’esistenza del Purgatorio in una parte della teologia ortodossa orientale e nel protestantesimo. Allora i morti cominciano a errare incerti del loro destino, e nasce (o riemerge da un passato pre-cristiano) il vampiro.

Quando i resoconti delle epidemie di vampirismo raggiungono Vienna, Parigi e Londra, l’epoca è ormai quella illuminista. Il vampiro diventa l’emblema di una cultura che non dubita più solo del Purgatorio, ma della stessa immortalità dell’anima. Il magistero della chiesa nel Settecento, con gli interventi del cardinale Davanzati e di papa Benedetto XIV, taglierà il problema alle radici negando l’esistenza dei vampiri. Compromessa la credenza nel vampiro, ne restano l’immagine letteraria e la metafora che arriva fino ai nostri giorni.

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