I romanzi e i film di vampiri per quanto cerchino di farci paura ci raccontano che uccidere un vampiro è in fondo abbastanza semplice: il vampiro in genere giace nella sua bara nei sotterranei di un castello tranquillo e paciotto a pancia in su; arriva l’esperto di vampiri di giorno apre la bara e conficca un paletto nel cuore del vampiro, che si sveglia ma ormai non può più far nulla, si contorce e si sgretola. Ma all’epoca in cui i vampiri erano reali era ben diverso.
Metodi per trovare il vampiro
A seconda delle zone d’Europa ogni popolazione ha le sue tecniche per la caccia ai vampiri ma spesso sono comuni. In genere il problema del vampiro si pone se ci son troppe morti sospette, se moriva un vecchio ubriacone e per coincidenza nei giorni seguenti morivano dei giovani sani si andava dal prete e con sua autorizzazione si scoperchiava la tomba, se il corpo del vecchio ubriacone non era decomposto era sicuramente un vampiro e allora gli si tagliava la testa, si piantava un palo nel cuore, lo si buttava su dei rovi e lo si bruciava.
Sovente però era difficile risalire con certezza al vampiro e si avevano poche e scarse indicazioni e allora si cercavano gli indizi nella terra smossa nei pressi della tomba o nella croce storta oppure si metteva della cenere per terra e si aspettavano le impronte. Si credeva che i cavalli ne avessero avvertita la presenza per cui si girava a cavallo nei pressi delle tombe e qualora il cavallo si fosse spaventato si procedeva con la riesumazione del cadavere, se non era decomposto era un vampiro. Il cavallo però doveva esser di colore uniforme, meglio se bianco, e in taluni casi esser cavalcato da vergine. A differenza della fiction i cani non avevano paura dei vampiri anzi in loro presenza erano calmi.
Come uccidere il vampiro
Per uccidere un vampiro senza troppi problemi è necessario conoscere alcune strane regole fisse che limitano molto il loro campo d’azione e ne facilitano l’eliminazione. Nei Balcani si crede che i vampiri nel giorno di sabato stiano tranquilli nella loro tomba o nella loro casa e li si possa uccidere facilmente, basta aspettare il giorno giusto. L’uccisione del vampiro non è molto difficile e lui non oppone resistenza, ci sono vari metodi dalla recisione della testa allo smembramento del corpo al paletto di legno di frassino nel cuore ed in fine il rogo.
Conficcare il paletto nel cuore o nella pancia non ha solo valenza meccanica ma anche magica, è il modo per far uscire l’anima dal corpo. Il legno usato varia dalla quercia al biancospino al frassino e in genere erano legni che avevano qualche facoltà anestetizzante o antinfiammatoria, o semplicemente erano spinosi e il vampiro teme le spine.
La cremazione tuttavia è in genere l’ultimo rimedio, per quanto assolutamente affidabile, per uccidere un vampiro perchè assai costoso e difficile da realizzare. Il corpo umano è composto quasi totalmente di acqua e per bruciarlo occorre molta legna: per bruciare il Calzolaio della Slesia creduto vampiro furono impiegati 21 metri cubi di legna!

Lo sai come si seppellisce un vampiro? leggi: Come seppellire un vampiro per non farlo tornare dalla tomba
Aglio, croce e acqua santa: i rimedi sacri contro il vampiro
Accanto al paletto e al fuoco, la tradizione popolare europea ha tramandato un intero arsenale di rimedi apotropaici per tenere lontano il vampiro o impedirgli di nutrirsi. Il piu' celebre e' senz'altro l'aglio, le cui virtu' protettive risalgono ai trattati medievali sui demoni: trecce di teste appese alle finestre, spicchi posti sulle labbra del defunto o sotto la lingua, decotti spalmati sugli stipiti delle porte. C'e' poi il crocifisso, da brandire o appoggiare sul petto del cadavere sospetto, e l'acqua benedetta, ottimo disinfettante metafisico, capace di scottare la pelle della creatura come se fosse acido. In Romania si usavano anche grani di senape o miglio sparsi nella tomba: il vampiro, vittima del proprio ossessivo bisogno di contare, sarebbe rimasto sveglio fino all'alba a numerare i semi, perdendo cosi' ogni occasione di tornare fra i vivi.
Casi reali: da Peter Plogojowitz a Mercy Brown
La caccia al vampiro non e' solo materia di romanzi: gli archivi austroungarici e dell'Europa orientale conservano verbali di vere e proprie commissioni statali. Nel 1725, in Serbia, il contadino Peter Plogojowitz torno' presunto dalla tomba e ne fu accusato di nove decessi nel villaggio di Kisilova: il rapporto ufficiale dell'imperiale ispettore Frombald descrive il corpo perfettamente conservato, le unghie cresciute, sangue fresco alla bocca e il cuore che sanguino' al colpo del paletto. Pochi anni dopo tocco' al soldato Arnold Paole, anch'egli serbo, fonte del rapporto di Johann Fluckinger che diffuse il termine vampyr in tutta Europa. Persino l'America puritana ebbe la sua: nel 1892 a Exeter (Rhode Island), Mercy Brown, diciannovenne morta di tubercolosi, fu riesumata, le venne strappato il cuore, bruciato e dato in cenere al fratello morente come rimedio.
La Vampira di Venezia e il mattone in bocca
Il piu' celebre ritrovamento archeologico legato all'uccisione del vampiro e' italiano. Nel 2006, sull'isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna di Venezia, l'equipe dell'antropologa Matteo Borrini riporto' alla luce una donna, sepolta nella fossa comune della peste del 1576, con un grosso mattone conficcato fra le mascelle. Era il rituale dello shroud-eater: si credeva che durante la decomposizione il sudario fosse mangiato dal cadavere stesso, dando vita al vampiro. Bloccare la bocca con la pietra impediva al non morto di nutrirsi e quindi di propagare il contagio. La Vampira di Venezia resta oggi una delle prove materiali piu' suggestive di come la paura del ritorno dei morti sia stata, per secoli, una scienza vera, fatta di mestieri precisi, strumenti rituali e gesti ripetuti sotto la luna.


