Nel folklore irlandese e scozzese, la Banshee è uno degli spettri più antichi e inquietanti: una figura femminile soprannaturale il cui pianto straziante, udibile nelle notti più buie, annuncia la morte imminente di un membro della famiglia. Non è un fantasma malvagio, non aggredisce, non infesta luoghi: si limita a piangere. Ed è proprio questa sua natura ineluttabile — il suo essere semplicemente la voce del lutto a venire — a renderla una delle creature più potenti dell'immaginario gotico-celtico.
La parola viene dal gaelico irlandese bean sídhe (pronunciato "ban shìi"), che significa letteralmente "donna delle colline fatate" o "donna del Sídhe", termine che indica i tumuli funerari della antica Irlanda celtica, considerati le porte del mondo soprannaturale. La Banshee è dunque una creatura del confine: né viva né morta, custode silenziosa del passaggio tra i due mondi.
Cos'è una Banshee: definizione e origini gaeliche
Secondo la tradizione gaelica più antica, la Banshee è uno spirito femminile legato a una specifica famiglia o clan. Le antiche stirpi nobili d'Irlanda — i discendenti dei milesi, i primi conquistatori celti dell'isola — possedevano ciascuna la propria Banshee, una sorta di guardiana ereditaria che annunciava ogni morte importante della casata. Il suo lamento, chiamato caoineadh (caine), era considerato un onore funebre: significava che la famiglia era abbastanza nobile da meritare un compianto soprannaturale.
Le descrizioni della Banshee variano da regione a regione, ma alcuni tratti ricorrono. Spesso appare come una donna velata di bianco, con lunghissimi capelli rossi o argentati, vestita di un sudario o di un mantello verde. In altre versioni è una vecchia incappucciata, china a lavare panni insanguinati nelle acque di un fiume — i panni del defunto a venire. Nella tradizione scozzese viene chiamata bean nighe ("la lavandaia"): chi la incontra mentre lava al guado conosce in anticipo il proprio destino.
Il grido della Banshee: il lamento che gela il sangue
L'attributo più caratteristico della Banshee è la sua voce. Non è una voce umana: è un urlo lungo, modulato, di una intensità tale da ghiacciare il sangue di chi lo ascolta. I racconti popolari irlandesi lo descrivono come un misto di pianto, ululato e canto funebre. Nei villaggi rurali della West Coast irlandese, fino al Novecento, era ancora consuetudine credere che certi suoni notturni inspiegabili — il vento tra i camini, il grido di un'allodola fuori stagione, l'eco distorto di un cane che abbaia in lontananza — fossero in realtà la voce della Banshee.
Il keening (dall'irlandese caoineadh) era una pratica funebre tradizionale eseguita da donne professioniste, le keeners, che venivano pagate per piangere e cantare ai funerali. Alcuni studiosi pensano che la figura della Banshee sia in realtà la versione mitica di queste donne: un'eco soprannaturale di una pratica sociale che la modernità ha cancellato. Quando le keeners scomparvero, il loro lamento sopravvisse nella leggenda.
Sentire la Banshee non è di per sé pericoloso: lo spirito non attacca, non si avvicina, non parla con chi la ascolta. È un annuncio, non una minaccia. Ma è un annuncio inappellabile: quando la Banshee piange, la morte è già in cammino verso la casa della famiglia.
La leggenda della Banshee: varianti tra Irlanda e Scozia
L'Irlanda è la patria d'elezione della Banshee, ma figure simili compaiono in tutta l'area celtica. In Scozia, oltre alla già citata bean nighe, esiste la caoineag ("piagnucolatrice"), spirito legato ai clan delle Highlands che piange prima delle battaglie e dei lutti. Nel Galles si ricorda invece la Cyhyraeth, voce disincarnata che si ode lungo le coste del Sud prima di un naufragio o di un'epidemia.
Le leggende più celebri provengono da contee come Kerry, Galway e Donegal. Una delle più note è quella legata alla famiglia O'Brien: si racconta che il loro spirito-Banshee, chiamato Aibhill, apparve al re Brian Boru la notte prima della battaglia di Clontarf nel 1014. La regina pianse incessantemente fino al mattino. Il giorno dopo, Brian Boru fu effettivamente ucciso in battaglia, sebbene vittorioso.
Un'altra famiglia "amata" da una Banshee è quella dei O'Neill dell'Ulster. Nel suo caso lo spirito viene descritto come una giovane donna avvolta in un velo argenteo, che pettina i suoi lunghi capelli con un pettine d'oro. Mai raccogliere un pettine trovato per terra, avverte la tradizione: potrebbe essere quello di una Banshee, e raccoglierlo significa attirarne il sortilegio funesto.
L'aspetto della Banshee: tre forme, tre destini
Il folklorista W. B. Yeats, nella sua antologia Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry (1888), distingue tre apparenze ricorrenti della Banshee, ciascuna delle quali simboleggia una fase della vita e della morte.
La prima è la fanciulla: una giovane donna di bellezza eterea, capelli sciolti rossi o argentei, vestita di bianco luminoso. È la Banshee benigna, quasi protettiva, che piange la morte di un bambino o di un giovane.
La seconda è la matrona: una donna di mezza età vestita di verde, dignitosa e distante, talvolta con un cesto al braccio. Annuncia la morte di un capofamiglia o di un guerriero.
La terza è la vecchia: una crone incappucciata, con il volto solcato di rughe e gli occhi rossi dal pianto perpetuo. È la Banshee più temuta, perché annuncia morti violente, tragiche o di un'intera famiglia. Il suo lamento è il più lungo, il più lacerante, e a volte è preceduto dall'apparizione di un corvo nero — antico messaggero di sventura nella mitologia celtica.
Yeats interpretava queste tre figure come una declinazione della Triplice Dea celtica (la Vergine, la Madre, la Crona), che governa rispettivamente nascita, vita e morte. La Banshee sarebbe dunque una sopravvivenza pre-cristiana del culto della dea-trina, sopravvissuta nei secoli sotto forma di spirito famigliare.
La Banshee nella letteratura e nella cultura pop
La Banshee è stata uno dei doni più preziosi del folklore celtico alla letteratura gotica e alla cultura popolare. Già Bram Stoker, autore di Dracula, vi fa allusione in alcuni racconti minori. Nel Novecento, autori come Sheridan Le Fanu, Lord Dunsany e — più recentemente — Neil Gaiman l'hanno integrata nei loro mondi narrativi, mescolandola con la tradizione fiabesca celtica.
Nel cinema e nella televisione la Banshee compare in moltissimi titoli: dal classico Darby O'Gill and the Little People (1959) della Disney, dove fa una breve ma memorabile apparizione, fino alle saghe contemporanee. La serie animata Gargoyles (1994) e la serie TV Teen Wolf (2011-2017) hanno riproposto la figura in chiavi diverse. Anche Harry Potter include la Banshee tra le creature dei suoi manuali di Difesa contro le Arti Oscure. Recentemente, il film irlandese The Banshees of Inisherin (2022) di Martin McDonagh ha portato il termine al grande pubblico, sebbene in chiave più allusiva che letterale.
Nella musica, il nome è stato adottato dal gruppo post-punk Siouxsie and the Banshees (1976–1996), pioniere della scena gothic rock britannica: un omaggio diretto allo spirito celtico che ha contribuito a fissare l'estetica della Banshee — voce femminile, abito nero, capelli lunghissimi, sguardo dolente — nell'immaginario goth contemporaneo.
Più di mille anni dopo la prima apparizione nei tumuli sacri d'Irlanda, la Banshee continua a piangere. Lo fa nei film, nelle canzoni, nei romanzi, ma anche nella memoria di chi visita ancora i villaggi rurali di Connemara o le colline di Donegal e ascolta, nelle notti senza luna, un suono che non riesce a spiegarsi del tutto. Non un fantasma, non una creatura demoniaca: solo una donna che piange. Ma piange per noi, e questo basta a farci tremare.


