Il cimitero Monumentale del Verano a Roma è luogo di sepoltura da duemila anni come dimostrano le catacombe di Santa Ciriaca e dalla basilica paleocristiana di San Lorenzo. Nell’ottocento nasce l’attuale cimitero monumentale che si svolge attraverso la sensibilità culturale e artistica ottocentesca ricca di sculture e architetture che rendono il Verano un cimitero unico e suggestivo.

Dalla Basilica ci si inoltra verso il grande atrio che raccoglie il sarcofago di Virginio Vespignani architetto del progetto, si procede per il quadriportico che con le colonne racchiude sculture, pitture e prospetti architettonici culminando con la chiesa di S. Maria della Misericordia. Lo stile è riconducibile al Purismo romano e al simbolismo come per la statua dell’Angelo della notte di Giulio Monteverde.
Nelle tombe sono presenti stili eterogenei come il classico o il bizzantino, il rinascimentale o il gotico della tomba Benzoni.
I percorsi del cimitero monumentale possono toccare più temi: la letteratura, i monumenti e le arti decorative e nel sito del museo è possibile scaricare delle mappe descrittive con l’ubicazione delle tombe.

I sepolti sono più o meno illustri e risalenti per lo più al romantico risorgimento italiano come Goffredo Mameli e Arnaldo Fusinato ma ci sono anche Gioacchino Belli e Trilussa, per continuare cronologicamente con Grazia Deledda, Maria Montessori, Sibilla Aleramo e Natalia Ginzburg.

Come per il cimitero inglese di Roma, o acattolico, anche in questo del Verano l’atmosfera e le sensazioni sono imponenti date non solo dalla grandiosità del cimitero e dalle sculture e cappelle ma anche dall’aria romana che si respira, dal clima asciutto e caldo d’estate e uggioso nelle poche giornate invernali mentre nel silenzio dei morti si passeggia tra i viali alberati.

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Dalle catacombe di Santa Ciriaca al progetto ottocentesco
Il cimitero del Verano affonda le radici nelle tenebre sotterranee della Roma paleocristiana: sotto le sue lapidi si snodano le catacombe di Santa Ciriaca, dove secondo la tradizione venne sepolto San Lorenzo martire nel III secolo, e sopra le quali sorgerà la monumentale basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Per quasi due millenni la zona fu luogo di sepoltura ininterrotto, finché nel 1804 l'editto napoleonico di Saint-Cloud impose lo spostamento dei cimiteri fuori dalle mura urbane. Solo nel 1835, sotto papa Gregorio XVI, venne commissionato all'architetto Virginio Vespignani il progetto definitivo, che diede al cimitero la forma monumentale di quadriportico e gallerie porticate che ancora oggi accoglie il visitatore. Il risultato è un palinsesto unico dove la pietra cristiana dei primi secoli dialoga con il marmo dell'Ottocento romantico.
Il Pincetto, cuore scavato nel tufo
Salendo lungo il viale principale si raggiunge il Pincetto, l'altura più antica e suggestiva del Verano: una collinetta di tufo tiburtino in cui sono state ricavate gallerie di cripte che scendono nelle viscere della terra come catacombe moderne. Qui riposano alcune delle firme più illustri della cultura italiana — Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, Sibilla Aleramo, Giuseppe Ungaretti — in una cornice di marmi ingialliti dal tempo, edere rampicanti e cipressi altissimi. Le gallerie del Pincetto, percorribili solo di giorno, emanano quell'atmosfera sospesa tipica dei romanzi gotici inglesi: passi che rimbombano tra le volte, epigrafi consumate dal vento, putti decapitati che sembrano sorvegliare silenziosi ogni visitatore di passaggio. È forse il luogo più intimamente gotico di tutta Roma.
Le ferite del 1943: il bombardamento di San Lorenzo
Il 19 luglio 1943 il quartiere San Lorenzo fu devastato da uno dei più violenti bombardamenti alleati su Roma, e il Verano pagò un tributo altissimo: ne furono investiti il quadriportico monumentale d'ingresso, parte del Pincetto, gli uffici direzionali e l'area antistante il Sacrario Militare. Le macerie si mescolarono alle ossa degli avi, e persino la statua dell'Angelo della Notte di Giulio Monteverde venne lambita dall'onda d'urto. Papa Pio XII, accorso lo stesso giorno tra la folla sconvolta, lasciò il Vaticano con la veste bianca macchiata di sangue, immagine che divenne simbolo della Roma martoriata dalla guerra. La ricostruzione postbellica ridisegnò parte dell'ingresso, ma molte lapidi porticate conservano ancora oggi le scheggiature dei proiettili, cicatrici aperte che raccontano la storia più cupa del Novecento italiano.
Il pantheon del cinema e dell'arte italiana
Il cimitero monumentale del Verano è il pantheon segreto del Novecento artistico italiano. Tra le sue cappelle riposano i grandi del cinema — Alberto Sordi, sepolto nella zona Ampliamento dove la sua imponente cappella di famiglia è meta di omaggi quotidiani, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Eduardo De Filippo, il comico Ettore Petrolini — accanto alle voci della letteratura: Alberto Moravia, Gianni Rodari, Natalia Ginzburg, Trilussa e il pittore futurista Giacomo Balla. Il sito ufficiale dei Cimiteri Capitolini mette a disposizione mappe tematiche per percorsi letterari, artistici o risorgimentali, e durante l'anno il Verano ospita visite guidate serali che trasformano i suoi viali in una scenografia degna di un romanzo gotico mediterraneo — tra cipressi, cornacchie e l'odore pungente dei fiori marcescenti sulle lapidi.


