L’antico testamento nell’arte gotica e medioevale

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L’antico testamento nell’arte gotica e medioevale è uno dei miti più raccontati nelle cattedrali e chiese con l’intento di spiegare ai fedeli con le immagini la vita e l’origine della cultura cristiana.

La cattedrale narra la storia del mondo secondo uno schema preciso. La storia dell’umanità si riconduce quasi completamente a quella degli eletti da Dio. L’Antico Testamento, il Nuovo e la Vita dei santi ne forniscono tutti gli elementi: così, questi tre libri racchiudono tutto ciò che l’uomo deve conoscere su coloro che sono vissuti prima di lui.

L’Antico Testamento mostra l’umanità in attesa della Legge; il Nuovo ci fa conoscere la Legge divenuta carne e umanità; la Vita dei santi ci fa assistere agli sforzi dell’uomo per adeguarsi alla Legge.  L’Antico Testamento ispirò spesso l’arte medievale. Ma invece di essere ligi alla lettera, gli artisti si attengono allo spirito. Guidati dai dottori, operano una selezione di scene e le mettono in rapporto a scene del Vangelo, per sottolinearne la profonda concordanza.

L'antico testamento nell'iconografia gotica

Secondo la dottrina simbolista, ciò che il Vangelo mostra alla luce del sole, l’Antico Testamento ce lo indica all’incerta luce della luna e delle stelle. L’Antico Testamento ha un significato solo in rapporto al Nuovo: questa dottrina viene insegnata dallo stesso Gesù quando mette in relazione eventi narrati nell’Antico Testamento a profezie che riguardano lui stesso: “Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre della balena, parimenti il Figlio dell’uomo rimarrà tre giorni e tre notti nel seno della terra.”

L’Occidente apprese dai padri della chiesa greca, e specialmente da Origene, il metodo dell’allegoria. Così all’inizio del XIII secolo, nel momento in cui gli artisti decoravano le cattedrali, i dottori insegnavano che la Scrittura era contemporaneamente storia e simbolo. Si ammetteva che la Bibbia poteva essere interpretata in quattro chiavi diverse: in senso storico, allegorico, topologico e analogico. Il significato storico faceva conoscere la realtà dei fatti; quello allegorico indicava nell’Antico Testamento una prefigurazione del Nuovo; il significato topologico svelava la verità morale che si celava dietro la lettera della Scrittura; il significato analogico faceva intravedere, anticipandoli, i misteri della vita futura e dell’eterna beatitudine.

Le famose vetrate di Bourges, Chartres, Le Mans, Tours, Lione e Rouen raffigurano tutte la stessa dottrina in forma pressoché identica. Le grandi serie simboliche sono quasi sempre disposte allo stesso modo: un medaglione centrale presenta la conclusione della vicenda, mentre i medaglioni adiacenti ne rappresentano lo svolgimento.

inconografia gotica, la passione di cristo

Prefigurazioni della Passione

Intorno al grande dramma della Passione si raggruppano le raffigurazioni mistiche tratte dall’Antico Testamento. Accanto a Gesù che porta la croce troviamo Isacco che porta la legna per il sacrificio, i Giudei che segnano con la misteriosa tau le porte delle loro case, la vedova di Sarepta che in presenza del profeta Elia raccoglie due pezzi di legno, e infine il patriarca Giacobbe che benedice i due figli di Giuseppe, Efraim e Manasse. Queste scene dell’Antico Testamento sono altrettante simbologie con le quali i commentatori indicano la croce di Cristo. Isacco è figurazione del Figlio di Dio, come Abramo è figurazione di Dio Padre che ha dato suo Figlio all’umanità. Il segno tracciato dai Giudei col sangue dell’agnello sulle porte delle case, come narra l’Esodo, è visto come una prefigurazione della croce. La vedova si Sarepta è prefigurazione dei Gentili che accolgono il Salvatore (prefigurato da Elia), mentre la Sinagoga non lo aveva voluto riconoscere (Elia era stato cacciato dai Giudei). Benedicendo i figli di Giuseppe, Giacobbe mette “le braccia in croce” come dice il testo biblico.

Prefigurazioni della Resurrezione

Anche la Resurrezione di Cristo viene accompagnata nelle vetrate da figure bibliche. La più famosa di tutte è tratta dalla storia di Giona. Il profeta, uscendo vivo dalle fauci del mostro marino, prefigurava la vittoria di Cristo sulla morte. Un’altra figurazione della resurrezione è quella di Sansone che solleva le porte di Gaza: i Filistei credevano di averlo fatto prigioniero, ma Sansone divelle le porte dai loro cardini, le carica sulle spalle e le depone in cima alla montagna. Sansone prefigura Gesù, e Gaza prefigura la tomba nella quale i Giudei credono di avere rinchiuso per sempre il Salvatore, che però spezza le porte del sepolcro e lo porta con sé sulla montagna, vale a dire in cielo.

Prefigurazioni della Vergine Maria

I dottori avevano ammesso ben presto che alcuni tratti biblici potevano considerarsi vere e proprie allusioni alla verginità di Maria. Due passi dell’Antico Testamento ispirano soprattutto gli artisti: quello descritto nell’Esodo, in cui Mosè vide Dio in mezzo a un roveto ardente, e quello del libro dei Giudici, in cui Gedeone invoca sul vello, che ha steso all’aria, la rugiada dal cielo. Il roveto che brucia senza consumarsi e che tra le fiamme lascia intravedere la figura di Dio è prefigurazione di colei che “aveva ricevuto nel suo seno la fiamma divina senza essere consumata”. Quanto alla rugiada che piove dal cielo sul vello, San Bernardo l’aveva citato in uno sei suoi sermoni come una chiarissima prefigurazione del concepimento verginale.

Sul portale di Laon, interamente dedicato alla Vergine, si trova fra le altre la scena di Daniele che esce sano e salvo dalla fossa dei leoni. Il re dei Babilonesi aveva rinchiuso il profeta nella fossa ponendo il suo sigillo sulla pietra d’entrata. Allora l’angelo del Signore prelevò dalla Giudea il profeta Abacuc con un canestro di cibo, e lo posò sulla fossa dei leoni. Abacuc fece passare il cibo a Daniele senza rompere il sigillo; il settimo giorno, il re trovò il sigillo intatto e Daniele vivo. La storia viene considerata la prefigurazione di Cristo che s’incarna nel seno della madre e ne esce senza rompere il sigillo della verginità.

Nel XIII secolo il culto per la Madre di Dio è molto sentito, e la dimostrazione si può vedere nella vetrata di Saint-Quentin come nei portali di Laon e Amiens.

Maria e i profeti nella iconografia meioevale

 

I Patriarchi, prefigurazioni di Gesù

I santi dell’Antico Testamento vengono posti all’ingresso della cattedrale preannunciando Gesù Cristo fin dalla soglia, diventando così “araldi di Dio” come li chiama Sant’Agostino.

Adamo è colui che ha perduto l’intera umanità col suo peccato; Cristo è il nuovo Adamo che redime l’umanità dai peccati. Ecco perché Adamo, nel corso del medioevo, viene spesso raffigurato ai piedi della croce di Gesù.

Abele è prefigurazione di Gesù non solo per la sua morte (viene ucciso dal fratello), ma anche per la sua vita. Fu pastore di pecore e preannunciò il “buon pastore”. L’arca di Noè prefigura la Chiesa di Cristo, e galleggia sull’acqua che è prefigurazione dell’acqua del battesimo. Melchidesech secondo la Bibbia era pontefice e re; due titoli che convengono solo a Cristo. Inoltre, offrendo il pane e il vino ad Abramo, annuncia il divino sacrificio che verrà istituito da Gesù. Il patriarca Giuseppe, figlio di Giacobbe, prefigura Gesù in tutta la sua vita: scacciato dai familiari e accolto da gente straniera. Mosè reca la prima legge ai Giudei, come Gesù porterà loro la seconda. Davide è consacrato re dal profeta Samuele, così come Gesù sarà l’unto del Signore.
Da questi esempi si capisce come gli uomini del medioevo cercassero Cristo in ogni passo dell’Antico Testamento, e questo tipo di simbolismo ci dà la chiave per comprendere opere artistiche o letterarie medievali che altrimenti rimarrebbero incomprensibili.

I profeti dell’antico testamento

Nelle cattedrali i profeti non vengono raffigurati con una fisionomia individuale. Questo perché gli uomini del medioevo li consideravano come l’ombra degli apostoli. I profeti sono simboli che acquistano valore nella misura in cui si sono avvicinati, con le loro profezie, a Cristo. Nel XIII secolo i profeti vengono spesso caratterizzati mettendo loro in mano i filatteri sui quali sono scritti dei versetti tratti dalle loro opere. La parola profetica assumeva allora più valore del profeta stesso.

L’antico testamento nell’arte gotica e medioevale ultima modifica: 2017-01-12T17:00:55+00:00 da Stefano Torselli
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