Abbiamo già detto di come sia accurata la preparazione della casa in vista di un funerale vittoriano e della camera ardente in cui sarà esposto il defunto, che viene vestito e imbellettato da operatori appositamente addestrati. La salma non viene persa di vista neppure un attimo: ci dev’essere sempre qualcuno che la “vegli” e la pianga, anche di notte. Seduti su due seggiole ai piedi della bara, amici e parenti si danno il cambio in questo compito.

Già da fuori la casa listata a lutto è riconoscibile da ghirlande nere (o bianche in caso di defunti giovanissimi) o da bigliettini che invitano a suonare con garbo a non disturbare se non strettamente necessario. Spesso la porta viene lasciata socchiusa per evitare che parenti e amici debbano bussare.

l'etichetta del funerale

Corteo funebre e carrozze funebri vittoriane

I portatori della bara vengono scelti dalla famiglia tra parenti ed amici particolarmente cari al defunto: vengono avvertiti di dover svolgere tale onorifica mansione tramite un biglietto e sono tenuti ad indossare guanti neri se il defunto è un adulto e bianchi se si tratta di un ragazzo/a.

In caso di bare di bimbi molto piccoli, come portatori potevano essere prescelti anche dei bambini.

Le carrozze per traslare parenti e amici da casa al cimitero durante il funerale vittoriano sono offerte dai familiari del defunto: a seconda dei partecipanti al funerale, ne fanno richiesta direttamente all’impresario di “pompe funebri”, che le predispone in numero e foggia. Le più belle, di legno intarsiato e con i cavalli bardati di pennacchi, sono destinate al feretro, al sacerdote e ai portatori.

processione funerale
processione funebre epoca vittoriana vittoriana

 

carro funebre
carro funebre, in epoca vittoriana

La preparazione della salma: washing, laying out e l'arte del "memorial portrait"

Nell'etichetta del lutto vittoriano la preparazione del defunto era un rituale codificato. Subito dopo il decesso entrava in scena la layer out, spesso un'anziana del quartiere specializzata: lavava il corpo con acqua e aceto, legava mandibola e piedi con nastri di lino, tappava le cavità con ovatta imbevuta di canfora, vestiva il defunto con la shroud o con il suo abito migliore. Gli specchi della casa venivano coperti con teli neri — per impedire all'anima di restare intrappolata — e gli orologi fermati all'ora del decesso. Molto diffusa era la pratica del post-mortem photography: fotografi ambulanti realizzavano ritratti del defunto in posa, spesso insieme ai familiari vivi, come estremo ricordo tangibile.

I gradi del lutto: deep mourning, half mourning e il calendario delle vesti

L'etichetta vittoriana del lutto si articolava in fasi rigorosamente scandite. Per la vedova il deep mourning durava un anno e un giorno: solo crape (crespo di seta opacizzato), senza gioielli se non quelli di jet di Whitby, cuffia e velo fino alle ginocchia. Seguiva il second mourning di nove mesi, con crepe ridotto e qualche ornamento; il ordinary mourning di sei mesi, in cui comparivano seta nera e guanti viola; infine il half mourning di sei mesi: malva, lilla, grigio e bianco erano ammessi. I figli portavano lutto per i genitori un anno, i genitori per i figli sei mesi, i cugini sei settimane. Manuali come The Queen e Cassell's Household Guide dedicavano capitoli interi alla questione.

Stationery, biglietti e la corrispondenza in lutto

Anche la corrispondenza osservava il lutto. La carta da lettera veniva bordata di nero — una striscia spessa nei primi mesi, via via più sottile — e i sigilli in ceralacca passavano dal rosso al nero. I biglietti da visita venivano riemessi con bordo luttuoso; le partecipazioni di morte, stampate dai funeral stationers come Dobbs o Goodall, seguivano formati precisi. Durante il deep mourning le signore non potevano partecipare a balli, teatri, concerti: l'unica uscita consentita era in chiesa. Anche i domestici ricevevano bracciali neri e livree luttuose, pagate dalla famiglia. Era l'etichetta a consolare, non il sentimento.

Bambini, famiglie povere e la dignità del lutto nell'Inghilterra operaia

L'etichetta del lutto non era appannaggio esclusivo delle classi agiate: le famiglie operaie si indebitavano pur di garantire al loro caro un funerale dignitoso, tanto che nacquero le burial clubs, assicurazioni popolari a rate settimanali. Per i bambini morti — mortalità infantile altissima nell'Inghilterra industriale — il bianco sostituiva il nero: abiti, bara, ghirlande, guanti dei portatori. I mourning dolls, bambole realizzate nelle sembianze del piccolo defunto, venivano conservate per decenni. Questa cultura del lutto si incarna nella poesia di Christina Rossetti e in intere sezioni di romanzi dickensiani. Per approfondire consulta le altre voci sulla sezione età vittoriana, in particolare il funerale come evento sociale e il dopo-funerale.