Il lato oscuro del vittoriano – Fumerie d’oppio e droghe vittoriane

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prostituta vittoriana che beve laudanoNell’immaginario popolare, elemento immancabile della misteriosa Londra vittoriana in cui si alternano luci ed ombre, sono le fumerie d’oppio, luoghi di perdizione ampiamente descritti dai grandi romanzieri del tempo come Charles DickensOscar Wilde e Arthur Conan Doyle.

Molto probabilmente, rispetto a quanto ci riportano questi autori, le fumerie d’oppio erano poco diffuse, presenti a Londra e in poche altre città portuali del regno e frequentate soprattutto da marinai e gente di malaffare, perlopiù stranieri e cinesi in cerca di “sapori” a loro familiari.

Il mito vittoriano delle fumerie d’oppio

Questi luoghi illegali e spesso gestiti da orientali hanno poco a che vedere con i salotti voluttuosamente eleganti e lascivi che popolano certa letteratura, ma, come ci informa la Pall Mall Gazette del 1886: “sono luoghi umidi e fatiscenti…dal soffitto così basso da non poter stare in piedi..per terra, sdraiati su sordidi materassi sparsi alla rinfusa, ci sono cinesi e pochi altri inglesi contagiati dal gusto per l’oppio”. Il resoconto è stato redatto da un giornalista che fu inviato ad infiltrarsi in una fumeria e a provare ad aspirare dalle lunghe pipe che venivano passate di mano in mano e di bocca in bocca gli effetti del “piacere orientale”, per poi raccontarle dettagliatamente ai suoi lettori.

Gli artisti e gli aristocratici in cerca di emozioni forti consumano il laudano in casa o nei salotti dei circoli letterari: questa tintura di oppio ampiamente usata all’epoca come antidolorifico poteva dare effetti allucinogeni ad alterazione delle percezioni sensoriali se usata in dosi massicce. Il poeta Colerdige, Charles Dickens e il pittore pre raffaelita Dante Gabriel Rossetti furono
assidui consumatori di questa “droga d’alto bordo”.

bottiglia di laudano

Le droghe vittoriane per “sopravvivere” alla modernità

Anche i ceti medi e quelli popolari fanno uso di oppiacei, che vengono legalmente venduti in farmacia come antidolorifici e sonniferi.

Karl Marx, nel Capitale, denuncia l’uso crescente di farmaci a base di oppio da parte della classe operaia e dei lavoratori agricoli per stordirsi e non avvertire gli effetti della fame e della fatica. Una popolare tintura di oppio, il così detto Cordial Godfrey, veniva somministrato anche ai bambini come calmante e sonnifero e, complice il suo basso costo, veniva spesso usato dalle classi più povere per “tenere a bada” la prole o, in dosi eccessive, per disfarsi di qualche bocca da sfamare.

Ma al di là degli usi impropri, molte vere e proprie droghe venivano prescritte dai medici vittoriani a scopo medicamentoso: tra queste l’“infuso di papavero”, causa di molti casi di deperimento e morte in età infantile, e la così detta Polvere di Dover, un oppiaceo impiegato nella cura di sifilide, gotta e malaria.

E’ molto probabile che i pazienti scambiassero il senso di rilassatezza e immediato benessere dato dai farmaci a base di oppio per un miglioramento della patologia, portandoli a prolungare ed intensificare le cure e trasformandoli in veri e propri “tossicodipendenti”. Quasi tutte le dipendenze da oppio accertate in età vittoriana hanno infatti un’origine medica e non sono altro che un abuso e una degenerazione di cure farmacologiche. 

fumatrici d'oppio

Il lato oscuro del vittoriano – Fumerie d’oppio e droghe vittoriane ultima modifica: 2017-01-11T10:53:09+00:00 da Stefano Torselli
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