Gargoyle e draghi di pietra un simbolismo misterioso della fauna mostruosa delle cattedrali; i Bestiari tacciono. Creazioni del genere sono solo di genere popolaresco: questi doccioni, che assomigliano ai vampiri dei cimiteri, ai draghi sconfitti dagli antichi vescovi, erano vivi nei profondi recessi dell’anima popolare, e ne sono usciti come antichi racconti d’inverno.
Mostri e animali fantastici nel medio evo
Ricordi ancestrali lontani, ultime immagini di un mondo scomparso: il genio cupo e possente del Medioevo rifulge così. Ma non tutti i mostri partoriti dal XIII secolo hanno un aspetto così terribile: la maggior parte porta il marchio di una fantasia gioconda, di un’amabile bonomia. Il portale dei Librai e quello delle Calende, nella cattedrale di Rouen, ci fanno vedere una moltitudine di piccoli bassorilievi inscritti in quadrilobi.
I mostri vi abbondano, ma sono mostri ingegnosi e arguti: dietro a loro possiamo indovinare scultori pieni di spirito, che si sfidano a vicenda, arricchendosi reciprocamente. Un centauro, con in capo un cappuccio e barbuto come un profeta, si marca e ostenta due piedi equini nel treno anteriore, e due piedi umani calcati di stivali in quello posteriore. Un medico, che indossa il berretto della facoltà e studia con impegno la fiala delle urine, è dottore solo fino alla cintola, e per il resto è un’oca.
Un filosofo con la testa di porco si tiene il mento e medita; un giovane maestro di musica, mezzo uomo e mezzo pollo, dà lezioni d’organo a un centauro; una donna con la testa di vitello slaccia la veste; un uomo, diventato cane per il sortilegio di qualche strega, indossa un paio di socchi (calzature degli attori comici antichi), a ricordo del suo antico mestiere; una donna-uccello scosta il suo velo e alza misteriosamente un dito.
Se mai ci furono opere scevre da particolari intenti, sono queste. Una volta lasciati a se stessi, i nostri artisti del XIII secolo assomigliano agli artisti di sempre; nulla allora sembrò più meritevole dei loro sforzi che inventare nuove combinazioni di linee.
Gargoyle e doccioni: pietra scolpita contro la pioggia e il male
Prima di essere simboli, i gargoyle delle cattedrali gotiche erano soluzioni ingegneristiche. Il termine deriva dal francese antico gargouille — la gola, il gorgo — perché questi straordinari manufatti avevano un compito preciso: convogliare l'acqua piovana lontano dalle mura portanti, proteggendo la pietra dall'erosione. Un gargoyle autentico è dunque un doccione dotato di canale interno attraverso cui l'acqua scorre e viene proiettata lontano dalla struttura; le figure puramente decorative, prive di questa funzione idraulica, si chiamano tecnicamente grottesche. La distinzione, però, sfuma di fronte alla potenza evocativa di queste creature: appollaiate sulle mensole a decine di metri d'altezza, con il collo proteso nel vuoto e la bocca spalancata, sembrano vigilare sulla città dall'alto come sentinelle di pietra, pronti a divorare chiunque osi minacciare l'ordine sacro della cattedrale.
Il drago gotico: teologia del male e apotropaismo medievale
Tra tutti i draghi gotici che popolano le cattedrali, nessuno è puramente decorativo. Nel cosmo simbolico del Medioevo, il drago incarnava il Diavolo stesso — draco antiquus, il serpente antico — e la sua presenza sulle mura esterne della chiesa aveva un preciso significato teologico: il male è stato sconfitto e relegato fuori dalla soglia sacra, a guardia del perimetro che separa il mondo profano da quello divino. Questo ruolo apotropaico — ovvero di allontanamento del maligno — si sovrappone a una funzione pedagogica: la popolazione analfabeta che si radunava davanti ai portali delle grandi chiese gotiche imparava attraverso le immagini scolpite. I mostri sulle torri ricordavano ai fedeli i tormenti dell'inferno, le conseguenze del peccato, la presenza costante di forze oscure che solo la fede poteva tenere a bada. Il confine tra terrore e devozione, nel Medioevo, era sottile come la lama di una guglia.
Notre-Dame di Parigi e i grandi bestiari di pietra europei
Il repertorio più celebre di mostri delle cattedrali è quello di Notre-Dame de Paris, dove le chimere della galleria superiore — aggiunte durante i restauri di Viollet-le-Duc nell'Ottocento — hanno conquistato l'immaginario romantico e gotico moderno con la loro presenza malinconica a strapiombo sulla Senna. Ma ogni grande cattedrale europea ha il suo bestiario di pietra unico: a Chartres i doccioni antropomorfi si affacciano dalle torri ottagonali con sguardi che sembrano interrogativi; a Reims i gargoyle sono eleganti come i cavalieri delle vetrate; a León i leoni alati custodiscono un portale ricco di angeli e demoni in lotta. In Italia, il Duomo di Milano offre uno degli spettacoli più straordinari: oltre tremila statue ornano le sue guglie, e tra esse serpi, grifi, chimere e dragonetti medievali custodiscono ancora oggi i segreti di un'iconografia gotica che non ha smesso di parlare ai vivi.
