La vetrata della cattedrale di Lione

La vetrata della cattedrale di Lione ha attirato presto l’attenzione degli archeologi perchè  è stata concepita come grande opera mistica.

Partendo dal basso (come si leggono quasi tutte le vetrate) incontriamo per primo un medaglione dedicato all’Annunciazione; due piccoli medaglioni collocati nel margine, e che stanno in evidente stretta relazione con il soggetto principale, rappresentano uno il  profeta Isaia che sventola una banderuola con queste parole; ecce virgo concipi (et), e l’altra, una fanciulla seduta su un liocorno con in mano un fiore.

Il secondo medaglione ci mostra la Natività: i cartigli del margine sono dedicati al roveto ardente di Mosè e al vello di Gedeone. Gesù in croce occupa il terzo medaglione: lo accompagnano il sacrificio di Abramo e il serpente di bronzo. La Resurrezione è il soggetto del quarto medaglione: la balena che vomita Giona, e un leone con i leoncini fiancheggiano la scena principale. I medaglioni successivi sono dedicati all’Ascensione: Gesù sale al cielo, mentre gli apostoli, con il capo levato, lo contemplano.
I cartigli del margine rappresentano un uccello che sta accanto al letto di un malato e che l’iscrizione chiama kladrius e poi un’aquila con i suoi aquilotti, e per finire degli angeli.

interno cattedrale di Lione

Simbolismo della vetrata. Lo Speculum Ecclesiae

Questa grande composizione non è nata dalla fantasia di un artista mistico, esaltato dalla lettura dei Bestiari o dai commenti teologici. Essa ci viene tutta intera da una delle più famose opere del Medioevo: lo Speculum Ecclesiae di Onorio di Autun.
Lo Speculum Ecclesiae è una raccolta di sermoni dedicati alle principali festività dell’anno. Scritto all’inizio del XII secolo, era ancora molto letto nel secolo successivo. Ognuno dei sermoni, scritti per le principali festività, comincia con lo spiegare il grande episodio della vita del Salvatore che viene commemorato in quel giorno dalla Chiesa, poi cerca nell’Antico Testamento gli avvenimenti che gli si possono accostare e che ne sono la prefigurazione; e per finire, cerca nella natura stessa dei simboli, e si sforza di rintracciare nelle abitudini degli animali, delle allusioni sulla vita o la morte di Cristo.

iconografia nel rosone della cattedrale di Lione

Questo è il metodo seguito dal vetraio di Lione; assistito da un dottore, ha composto la sua opera con numerosi sermoni di Onorio; per illustrare il mistero dell’Annunciazione e quello della Natività ha scelto, nei due sermoni che Onorio ha dedicato a queste festività, quattro esempi simbolici: la profezia di Isaia sulla Vergine che doveva partorire, il roveto ardente che brucia senza consumarsi, il vello di Gedeone, che la rugiada inumidisce, simbolo della maternità verginale, e infine la fantastica storia del liocorno. Onorio vede infatti nel liocorno un simbolo dell’Incarnazione. “Il liocorno”, dice riassumendo brevemente i Bestiari,”è un animale molto selvatico, tanto che per impadronirsene occorre l’aiuto di una vergine. L’animale, alla sua vista, viene a lei, si stende sul suo seno e si lascia prendere. Il liocorno è il Cristo, e il corno che ha in mezzo alla fronte raffigura la forza invincibile del Figlio di Dio. Egli si è riposato sul seno di una vergine ed è stato preso dai cacciatori, vale a dire che ha assunto le sembianze umane nel seno di Maria, e che ha acconsentito a consegnarsi a coloro che lo ricercavano”. A Lione la fanciulla in segno di vittoria, è salita sull’animale che ha appena catturato, e tiene in mano un fiore, simbolo di purezza.

La morte di Gesù nella vetrata della cattedrale di Lione

Il terzo medaglione, dedicato alla morte di Gesù sulla croce, è commentato con due scene simboliche: il sacrificio d’Abramo e il serpente di bronzo. Sono precisamente queste due delle figure che, fra altre numerose, Onorio propone ai suoi ascoltatori nei due sermoni dedicati alla Passione.

la vetrata della cattedrale di Lione
Il medaglione della Resurrezione è fiancheggiato dalla balena di Giona, antica raffigurazione del sepolcro nel quale il Salvatore rimase tre giorni, e da un leone fiancheggiato da leoncelli
colti mentre spiccano il balzo. Onorio, che è ricorso pure lui a queste figure, spiega chiaramente la seconda nel suo sermone del giorno di Pasqua dedicato alla Resurrezione. E per finire, il medaglione dell’Ascensione è commentato dalla leggenda dell’aquila e dei suoi piccoli e da quella dell’uccello chiamato kladrius : «L’aquila è fra tutti gli animali quello che vola più in alto, e l’unica che possa fissare con lo sguardo il sole. Quando insegna a volare ai piccoli, all’inizio vola sotto di loro, poi li prende sulle sue ali aperte. Ugualmente il Cristo si è innalzato in cielo più alto di tutti i santi, poiché il Padre lo ha collocato alla sua destra. Egli ha steso su di noi le ali della sua croce, e ci ha portato sulle spalle, come la pecorella smarrita».

vetrate nella cattedrale gotica di Lione

Per quello che si riferisce alla leggenda dello charadrius, essa è ben singolare. Esiste un uccello chiamato piviere, dice Onorio, che permette di predire se un malato sfuggirà o meno alla morte. Lo si colloca accanto all’infermo; se egli deve morire, l’uccello distoglie il capo, se invece deve vivere, fissa lo sguardo su di lui e con la bocca aperta gli aspira la malattia. Dopo di che se ne vola via in un raggio di sole e il male da lui assorbito fuoriesce in forma di sudore. Intanto il malato guarisce.
Il piviere bianco è il Cristo nato da una vergine; si è accostato al malato quando il Padre lo ha inviato a salvare l’umanità. Ha distolto il viso dai Giudei e li ha lasciati nella morte, ma ha guardato dalla nostra parte, e ha portato le nostre infermità sulla croce. Un sudore di sangue è uscito da lui, ma poi è risalito al Padre con la nostra carne, portando a tutti noi la salvezza».

rosone della cattedrale di Lione

L’influsso dello Speculum Ecclesiae si trova anche nelle quattro vetrate simboliche che si trovano a Bourges, a Chartres, a Le Mans e a Tours. Queste vetrate accostano in un sapiente parallelismo i principali fatti della vita di Gesù con i fatti dell’Antico Testamento che ne sono la prefigurazione. Ora, accanto al Cristo che esce dal sepolcro, si notano delle scene simboliche tratte dalla Bibbia, il leone che resuscita i leoncelli, il pellicano che si apre il petto per ridare la vita ai suoi piccoli.

I predicatori, che si erano nutriti del suo libro, resero popolari le leggende sul leone, sul pellicano e sul liocorno; si può perfino affermare che la dottrina dei Bestiari si è diffusa nel clero del Medioevo solo attraverso l’opera di Onorio d’Autun. Ecco ancora un esempio tipico dell’influenza che il libro di Onorio d’Autun ha esercitato sull’arte. Lo Speculum Ecclesiae contiene, per la domenica delle Palme, un sermone sul versetto del salmo 90: «Camminerai sull’aspide e il basilisco, e schiaccerai sotto i piedi il leone e il drago.» Onorio, come richiede la tradizione cattolica, applica il testo a Gesù Cristo e ci mostra il Signore che trionfa su tutti i suoi nemici. E spiega diffusamente il significato di ognuno dei mostri che il profeta nomina: il leone è l’Anticristo, il drago è il demonio, il basilisco la morte, l’aspide il peccato; e si sofferma in modo particolare sull’aspide, di cui ci chiarisce il simbolismo in questi termini: «L’aspide è una specie di drago che è possibile incantare con il canto. Ma egli si guarda dagli incantatori, e quando li ode, incolla un orecchio per terra e si tappa l’altro con la coda, in modo da un udire nulla e sfuggire all’incantesimo. L’aspide è l’immagine del peccatore che si tappa le orecchie alle parole di vita.»

particolare di una vetrata nella cattedrale di Lione

La vetrata della cattedrale di Lione ultima modifica: 2017-01-12T16:49:49+00:00 da Stefano Torselli

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