“Una bella veduta delizia l’anima, nello stesso modo di una dimostrazione; e una descrizione in Omero ha incantato più lettori di un capitolo di Aristotele.”
L’elemento gotico che fa scattare la molla dell’irrazionale è il “pittoresco”, una forma d’arte capace di suscitare un piacevole tipo di orrore nella mente. Il senso della vista è dunque fortemente sentito e assolutamente necessario. L’occhio gotico ricerca con insistenza gli eleganti resti dell’architettura antica: una torre in rovina, un arco gotico, resti di castelli ed abbazie “le più preziose eredità dell’arte, consacrate dal tempo.”
Lo spettacolo esteriore di un dipinto o di un giardino è in realtà una proiezione dell’ignoto e dell’inconscio. Le immagini una volta impresse nella mente, attendono di venire riprodotte dalla memoria e di riportare in vita i sentimenti e le emozioni che furono. Il vagare in tali zone si prefigura inquietante e spaventoso e il bene e il male possono risultare indistinti. E qui il sublime prende il posto del pittoresco.
Il sublime non è altro che un’emozione, un sentimento misto di piacere e di orrore. La ragione riflette così il mondo tenebroso dell’angoscia e del mistero, restituendo immagini indecifrabili ed inquietanti.
L’attrazione per il piacere misto ad orrore provocato dall’inquietudine del buio e della notte si accompagna, nel gotico, al senso di paura e di angoscia di fronte alle montagne, alla violenza della natura, alla maestà delle rovine medievali, tutte proiezioni di un sentimento indefinibile.
La poesia diventa in questo modo il mezzo più efficace per esprimere il sublime perché, al contrario delle immagini, suscita maggiori emozioni con la fantasia.
Edmund Burke: l'Inchiesta sul Sublime e il Bello del 1757
La teoria moderna del sublime nasce con A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful, pubblicata nel 1757 dal filosofo irlandese Edmund Burke. Burke separa nettamente il Bello — piccolo, liscio, delicato, proporzionato — dal Sublime — vasto, oscuro, aspro, minaccioso. Il sublime nasce dal terrore, ma da un terrore contemplato in sicurezza: la tempesta vista dalla finestra, il precipizio osservato dalla balaustra. Questa dialettica fra piacere e orrore diventa la grammatica segreta di ogni romanzo gotico e attraversa tutte le scenografie del genere, dalle abbazie di Ann Radcliffe ai castelli di Walpole.
Il Pittoresco di William Gilpin e Uvedale Price
La teoria del pittoresco viene codificata nel 1782 dal reverendo William Gilpin con i Three Essays on Picturesque Beauty e perfezionata nel 1794 da Uvedale Price. Il pittoresco vive di irregolarità, asperità, varietà: una quercia spezzata dal fulmine è più pittoresca di un albero intatto; un mulino cadente più di una villa palladiana. I viaggiatori inglesi del Grand Tour partono armati del Claude glass, lo specchio nero convesso che inquadra il paesaggio come un quadro di Claude Lorrain. Il pittoresco educa l'occhio romantico a cercare nelle rovine medievali, nelle brughiere, nelle cascate lo stesso fremito che la poesia cerca nelle parole.
Radcliffe, Walpole, Lewis: il sublime entra nel romanzo gotico
Quando Ann Radcliffe scrive I misteri di Udolpho (1794) o L'italiano (1797), applica alla lettera la grammatica di Burke: vette appenniniche, tempeste, cripte, castelli arroccati su precipizi, rovine di monasteri. Horace Walpole, nel Castello di Otranto (1764), aveva già inaugurato il repertorio; Matthew Lewis con Il monaco (1796) ne spinge il sublime nella direzione dell'orrore fisico. La Radcliffe distingue tra terror — che espande l'anima sospendendo le facoltà — e horror, che le congela: distinzione che ancora oggi regge la critica del genere.
Dal sublime romantico al cinema: l'eredità contemporanea
Il binomio pittoresco/sublime non si esaurisce nel Settecento: alimenta tutto il Romanticismo europeo — Friedrich, Turner, Blake, Leopardi — e arriva intatto al cinema gotico, da Nosferatu di Murnau ai film della Hammer, dai lavori di Tim Burton al Crimson Peak di Guillermo del Toro. Ogni volta che una macchina da presa indugia su una rovina battuta dal vento, su una cascata tra gli abeti, su una luna velata dalle nubi, sta ancora rispondendo all'invito di Burke: trovare bellezza nel terrore, delizia nell'angoscia. Per continuare l'approfondimento consulta il romanzo gotico e la raccolta incipit dei romanzi gotici.


