L’architettura ebbe un ruolo e un’influenza rilevante sulla letteratura del XVIII secolo.
Il gusto per le costruzioni ispirate a palazzi e monumenti medievali, evocatrici di un’epoca pre-rinascimentale, si verificò nell’architettura inglese, sotto il regno della regina Anna, nei primi decenni del Settecento.
In realtà lo stile gotico in Inghilterra non era mai stato definitivamente abbandonato anche per motivi di continuità e praticità e adottato abbondantemente nelle campagne dove una tradizione locale perdurava.
Ma è nel XVIII secolo che cominciò a nascere un interesse ed un gusto per la stranezza.
Ci fu un rinnovato interesse antiquario per il Medio Evo, per la poesia antica, e per quegli oggetti che portavano impresso il marchio del tempo, come le collezioni di vecchie monete, le armature, i messali miniati, le storie avventurose in manoscritto e antiche ballate.
L’emblema di tale tendenza è Strawberry Hill, la residenza che lo scrittore Horace Walpole acquistò nel 1747 e che iniziò a modificare secondo il gusto gotico.
Questa straordinaria e stravagante costruzione esiste tuttora, anche se nel tempo ha subito profondi cambiamenti.
Da numerosi descrizioni è noto che Strawberry Hill aveva un grande scalone con delle armature, un atrio monastico, con statue di santi poste entro le finestre ad arco acuto, e una serie di elementi che non si possono definire se non con il termine rococò. In questo “pauroso prodigio” architettonico si mescolava un’ambigua vena di attrazione-repulsione, nei confronti dei richiami alla religione e al cattolicesimo.
Le stravaganze di Strawberry Hill non furono determinanti per il ritorno al gotico ma significative. Walpole era più interessato a copiare le opere del passato caricandole di interpretazioni personali che a ricostruirle nella fedeltà storica sostenendo che “ogni vero gotico deve sentire che le sale sono più opera di fantasia che di imitazione”. Il ritorno al gotico non è un ritorno al Medioevo; ciò che interessa è evocare un senso generale del passato attraverso l’uso di particolari di costume o simili.
Come avverrà nella letteratura, ed in particolar modo nel romanzo, le forme originali perdono ogni riconoscibilità: “un romanzo gotico sta a un romance medievale quanto una rovina artificiale in un giardino del Settecento sta ad una vera rovina.”
Da Strawberry Hill al Castello di Otranto: quando l'architettura diventa romanzo
La connessione tra la villa gotica di Walpole e la nascita del romanzo gotico non è metaforica: è letterale. Fu proprio vivendo a Strawberry Hill, immerso nei suoi corridoi angusti, nelle finestre ad arco acuto e nelle armature fantasmatiche, che Horace Walpole ebbe la visione che ispirò Il castello di Otranto (1764): raccontò di aver sognato una gigantesca mano ferrea su una scala di marmo, e al risveglio si era seduto a scrivere il romanzo che avrebbe fondato un genere. Il castello del romanzo è Strawberry Hill trasfigurato dall'immaginazione: labirinti di passaggi segreti, cantine che custodiscono segreti di famiglia, una torre con una stanza proibita. L'architettura gotica non fu dunque solo un'influenza sulla letteratura — fu il suo stampo diretto, la forma fisica che si trasformò in forma narrativa. Walpole dimostrò che un edificio può essere un romanzo non ancora scritto.
Il Gothic Revival vittoriano: Pugin, Barry e il Palazzo di Westminster
La nuova tendenza gotica che Walpole aveva inaugurato nel Settecento si trasformò nel XIX secolo in un vero movimento architettonico di massa. Il suo profeta più ardente fu Augustus Welby Pugin, architetto cattolico che nel suo trattato Contrasts (1836) sosteneva che l'architettura gotica medievale era superiore al classicismo perché esprimeva valori cristiani autentici. Con Charles Barry, Pugin progettò il Palazzo di Westminster — sede del Parlamento inglese — ricostruito in stile neogotico dopo l'incendio del 1834: guglie, pinnacoli, archi a sesto acuto come simbolo di una nazione che cercava le sue radici medievali nell'età industriale. Il Gothic Revival si diffuse in tutta Europa, con chiese, università, stazioni ferroviarie e persino prigioni costruite in stile neogotico, trasformando l'estetica medievale nella lingua architettonica della modernità ottocentesca.
Il Sublime e la filosofia del terrore piacevole
Dietro la nuova tendenza gotica del Settecento c'era una precisa filosofia estetica: il concetto di Sublime, elaborato da Edmund Burke nel suo trattato A Philosophical Enquiry into the Origin of our Ideas of the Sublime and Beautiful (1757). Burke distingueva il Bello — armonioso, rassicurante, finito — dal Sublime: la montagna innevata, la tempesta in mare, il precipizio vertiginoso, il castello in rovina. Il Sublime provoca terrore, ma un terrore piacevole perché vissuto da una posizione di sicurezza — lo stesso meccanismo psicologico che rende il romanzo gotico irresistibile. Le rovine medievali, i boschi oscuri, le cattedrali dall'altezza vertiginosa erano l'incarnazione architettonica del Sublime: luoghi dove l'essere umano percepiva la propria smallness davanti all'infinito e al mistero. Fu questa filosofia a rendere il gotico non soltanto uno stile ma una sensibilità — il modo in cui una civiltà razionalista cercava di fare i conti con ciò che la ragione non può spiegare.


