La scenografia gotica, sia pittorica che letteraria, è fatta di luoghi cupi, notturni e terrifici. Ma prima ancora che nelle dimore, tali elementi si realizzano nei giardini, suggestivi spazi isolati e romitaggi sentimentali, il cui scopo sembra quello di conciliare la natura con le emozioni.
È un fatto che nel XVIII secolo nasce la moda dei giardini inglesi e in particolare dei “landscape garden”, il giardino paesaggio.Solo apparentemente naturale, il giardino all’inglese è in realtà un “quadro” concepito come una serie di scene da “leggere”mentre lo si percorre; una metafora che permette di ricreare l’atmosfera di romanzi cavallereschi. Le suggestioni fantastiche provocate dai giardini confermano il fine di ricreare mondi immaginari e di permettere alla fantasia di liberarsi.
Paesaggisti e romanzieri sono, in quest’epoca, legati dallo stesso filo conduttore. Entrambi, attraverso le loro opere riescono a provocare emozioni fatte di terrore e malinconia.
Così, davanti a finte rovine ricoperte di edera, finti laghetti, e sepolcri fittizi, l’uomo ha modo di poter meditare sul trascorrere inesorabile del tempo risvegliando in se stesso profonde inquietudini.
La pittura ispiratrice di tali paesaggi è quella dei quadri di Claude Lorraine, Salvator Rosa e Poussin, gli stessi i cui modelli pittorici si ritrovano nelle ambientazioni di molti poeti e in seguito come immancabile sfondo dei romanzi gotici.
Il sublime di Edmund Burke: la bellezza del terrore
Per comprendere le scenografie del romanzo gotico occorre partire da un testo filosofico fondamentale: A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful, pubblicato da Edmund Burke nel 1757. Il giovane pensatore irlandese distinse nettamente il bello — armonico, proporzionato, rassicurante — dal sublime, categoria estetica fondata sul terrore, sull'infinito, sull'oscurità, sulla potenza indomabile della natura. Là dove il bello produce piacere, il sublime genera un delightful horror, un orrore delizioso che affascina proprio perché ci pone di fronte alla nostra piccolezza. Questa idea ebbe un impatto esplosivo sull'immaginario tardo-settecentesco: i poeti preromantici tedeschi dello Sturm und Drang, i paesaggisti inglesi, i romanzieri gotici la trasformarono in poetica. Ogni castello diroccato, ogni cripta, ogni bosco notturno del romanzo gotico diventa l'occasione per mettere in scena il sublime: buio, silenzio, vastità, improvvise presenze soprannaturali. Ann Radcliffe e Matthew Lewis, più tardi Mary Shelley e Edgar Allan Poe, saranno gli eredi diretti di questa teoria estetica.
Castello, abbazia, cripta: la topografia della paura
Lo spazio per eccellenza del romanzo gotico è il castello, archetipo instaurato da Horace Walpole con Il Castello di Otranto (1764) e ripreso fino alla saturazione dall'intera tradizione successiva. Il castello gotico non è mai un edificio qualsiasi: è labirintico, abita una zona di frontiera geografica (Italia meridionale, Pirenei, Appennini, Carpazi), nasconde passaggi segreti, sotterranei, oubliette, ritratti che si animano. Accanto al castello si impongono altri archetipi spaziali: l'abbazia diroccata di Radcliffe (The Mysteries of Udolpho, 1794), la cripta del Monk di Matthew Lewis (1796), la cappella sconsacrata di Maturin in Melmoth the Wanderer (1820), il manicomio ottocentesco nelle ultime metamorfosi del genere. Ogni luogo ha una sua semantica del terrore: il castello racconta il potere tirannico, l'abbazia la corruzione ecclesiastica, la cripta l'orrore fisico della morte. Queste ambientazioni non sono mai decorative: sono co-protagoniste narrative, spesso più caratterizzate dei personaggi stessi, e costruiscono un'intera grammatica dello spazio letterario che arriva intatta fino al cinema horror contemporaneo.
Claude Lorrain, Salvator Rosa e Piranesi: i pittori del gotico
Il legame tra pittura di paesaggio e letteratura gotica è strettissimo. Claude Lorrain fornì con i suoi porti mediterranei dorati e malinconici il modello del "paesaggio bello", sereno ma pervaso di vanitas; Salvator Rosa napoletano offrì invece il paesaggio selvaggio e tempestoso, con banditi, cascate vorticose, alberi schiantati e rovine classiche — il vero prototipo visivo del sublime. Nicolas Poussin aggiunse la dimensione meditativa dell'Et in Arcadia ego, in cui la morte si insinua anche negli spazi idilliaci. Ma è forse Giovanni Battista Piranesi, con le sue Carceri d'invenzione incise tra il 1745 e il 1761, a creare l'iconografia definitiva del romanzo gotico: prigioni impossibili, scale che non conducono da nessuna parte, arcate che si perdono nel buio, catene, ponti sospesi. Ann Radcliffe leggeva Piranesi come altri leggevano la Bibbia; Thomas De Quincey ne farà il modello delle sue visioni oppiacee nelle Confessions of an English Opium-Eater. Il giardino all'inglese diventa a sua volta un Piranesi praticabile: a Stowe, Stourhead, Painshill gli aristocratici tardo-settecenteschi inscenarono rovine artificiali, grotte, obelischi e templi della malinconia per camminare letteralmente dentro un quadro gotico.
Dall'inchiostro alla pellicola: la sopravvivenza delle scenografie gotiche
Le scenografie del romanzo gotico hanno dimostrato una vitalità straordinaria nel passaggio ad altri media. L'espressionismo tedesco del primo Novecento — Il Gabinetto del dottor Caligari (1920), Nosferatu (1922), Il Golem (1920) — traduce in luce e ombra le grammatiche di Piranesi e Lewis; la Universal degli anni Trenta con Tod Browning e James Whale costruisce castelli di cartapesta con torri nebbiose direttamente ispirati a Radcliffe. Tim Burton, Francis Ford Coppola con il suo Dracula del 1992, Guillermo del Toro con Crimson Peak (2015) continuano esplicitamente la tradizione scenografica gotica, citando alla lettera interni e paesaggi descritti due secoli prima. Anche letterature lontane come il Southern Gothic americano di Faulkner e Flannery O'Connor, il gotico giapponese di Izumi Kyōka e il nuovo gotico sudamericano di Mariana Enríquez conservano intatti gli archetipi spaziali: la casa avita, il bosco, la cripta. Per chi vuole vedere dal vivo queste scenografie, un viaggio alle mete gotiche europee — da Strawberry Hill ai castelli della Valle della Loira — resta l'esperienza più vicina al camminare dentro un romanzo del Settecento.


