Ragione e sentimento
La ragione si creerà i propri nemici
Il XVIII secolo fu “ufficialmente” l’età dei Lumi, della scienza e della conoscenza, dell’esaltazione della ragione umana come unica forma di verità.
Ma le passioni e le emozioni non sono inferiori alla ragione e questo secolo, che finì con una rivoluzione, vide nascere il romanzo, che fu, la parola stessa ce lo rammenta, il grido di guerra del Romanticismo che stava per irrompere sulla scena europea; la rivincita del sentimento e della fantasia dopo la lunga orgia della ragione.
Il romanzo come forma letteraria è sempre esistito ma è nel Settecento che assume via via il significato di un racconto fantastico e irreale e di pari passo con la rivalutazione nostalgica del medioevo fu coniato il termine gotico, medievale.
Nei romanzi gotici sono già presenti alcuni motivi fondamentali della sensibilità romantica: l’esaltazione del sentimento, la rivalutazione del Medioevo, la disposizione al sogno e a un intimo e immediato colloquio con la natura, paesaggi solitari e pittoreschi, il binomio amore-morte, il mistero, l’infinito e l’irrazionale.
La rimozione e l’allontanamento del divino e l’insistenza sul sapere umano possono essere visti come progressisti ma la razionalità a lungo andare diventa sterile e circolare; si può dire che la ragione elimini il mistero ma con esso anche le emozioni e le passioni. L’angoscia nasce anche da questo: dal tentativo di porre tutte le cose sotto il controllo razionale e in qualche modo la narrativa gotica mostra una crescente consapevolezza di questo problema.
Tuttavia lo stile gotico, con il suo ricorso all’irrazionale e con la frequente evocazione del sovrumano, non avrebbe mai potuto imporsi nel secolo dei Lumi se, a modo suo, non avesse voluto rappresentare anche un ritorno alla natura, alle differenze e alle asimmetrie che le sono proprie.
Horace Walpole e Strawberry Hill: la nascita del revival gotico nel 1764
Il revival gotico prende avvio ufficialmente nel 1764, quando Horace Walpole pubblica anonimo Il Castello di Otranto, spacciandolo per una traduzione da un manoscritto italiano del Cinquecento. Walpole viveva da tempo nella sua villa di Strawberry Hill, trasformata progressivamente in un piccolo castello neogotico con merlature, archi a sesto acuto, vetrate colorate e una Gallery ispirata alla cappella di Enrico VII di Westminster. L'abitazione e il romanzo sono due facce dello stesso progetto culturale: dare corpo architettonico e narrativo alla nostalgia per un Medioevo che le Luci avevano disprezzato. Strawberry Hill, visitabile ancora oggi a Twickenham, inaugura di fatto la Gothic Revival architecture.
Radcliffe, Lewis, Beckford: la prima stagione del gothic novel
Dopo Walpole, tre nomi portano il romanzo gotico al suo primo culmine. Ann Radcliffe, con I misteri di Udolpho (1794) e L'italiano (1797), inventa il explained supernatural: i fenomeni inquietanti ricevono sempre, alla fine, una spiegazione razionale. Matthew Gregory Lewis con Il monaco (1796) spinge il genere verso l'orrore esplicito, il demonismo, l'erotismo blasfemo. William Beckford, eccentrico milionario, scrive in francese Vathek (1786) e costruisce l'abbazia neogotica di Fonthill. Intorno a loro fioriscono dozzine di autori minori pubblicati dalla Minerva Press: nasce quella che Jane Austen, in Northanger Abbey, parodierà con affetto.
Dalla seconda generazione al vittoriano: Polidori, le Brontë, Stoker
La seconda stagione del gotico si apre nel 1816 nella Villa Diodati sul Lago di Ginevra, dove Byron, Shelley, Mary Godwin e John Polidori si sfidano a scrivere storie di paura: nascono Frankenstein e Il Vampiro. Nel vittoriano il gotico si sposta dentro le mura domestiche: le brughiere di Emily Brontë in Cime tempestose, la soffitta di Bertha Mason in Jane Eyre, i manicomi di Wilkie Collins, il doppio di Stevenson in Jekyll e Hyde, il ritratto di Oscar Wilde in Dorian Gray, fino al conte transilvano di Bram Stoker nel 1897. Il gotico diventa lo specchio in cui l'epoca vittoriana, ossessionata dal controllo e dalla rispettabilità, intravede il rimosso.
Il revival del Novecento: neogotico americano, Sud gotico e cinema
Nel Novecento il romanzo gotico si reinventa in America con Edgar Allan Poe come anello di congiunzione, poi con Shirley Jackson (L'incubo di Hill House, 1959), Flannery O'Connor, Carson McCullers e il Southern Gothic di Faulkner. Il ciclo di Anne Rice con Intervista col vampiro (1976) apre la strada al paranormal romance; Stephen King rielabora il castello infestato nelle ambientazioni americane di Shining e It. Il cinema di Guillermo del Toro, il successo di Crimson Peak e di serie come Penny Dreadful o La caduta della casa degli Usher dimostrano che il revival gotico non è mai finito: cambia pelle, ma ogni generazione ha bisogno delle sue rovine e dei suoi fantasmi. Per approfondire consulta Una nuova tendenza, le scenografie e il Castello di Otranto.


