raffigurazione del BafomettoIl Bafometto, detto anche caprone satanico.

La storia di questo simbolo esoterico inizia durante il processo ai templari, negli interrogatori alcuni membri dell’ordine rivelarono una misteriosa e inquietante consuetudine: quella dell’adorazione di un idolo.

All’interno dell’ordine si sarebbero tenute riunioni segrete cui solo pochi adepti potevano partecipare, in genere solo i cavalieri monaci. Va però sottolineato che questi incontri furono rivelati da coloro che non vi erano ammessi.

Le riunioni avvenivano nella cappella, che veniva chiusa e sorvegliata a volte persino dal tetto. Ai partecipanti furono mosse accuse di satanismo e idolatria perché i templari avrebbero adorato l’idolo Bafometto.

Dagli atti del processo ai templari risulta che nel corso delle riunioni era visto aggirarsi anche un gatto nero (evidentemente i templari non erano superstiziosi).

Bafometto aveva la testa d’uomo, ed era fatto di metallo o di legno. A vote poteva avere anche due o tre facce. Assomigliava comunque ad un reliquiario: a Parigi nel casa del Tempio fu rinvenuta una di queste teste che i templari però non nascondevano. Erano anzi ben visibili e poste su mensole, ma dopo il processo esse sparirono. Il Bafometto di Parigi conteneva due ossicini appartenenti ad un cranio umano.

A volte cornuta, barbuta, con ali ed ermafrodita, questa figura nell’immaginario popolare ricordava il demonio, ma in realtà era un concentrato di simboli alchemici.

Bafometto ed alchimia

L’idolo infatti era una scatola contenente un segreto alchemico. Questo segreto era costituito da una pietra, o un osso in grado di trasformare in oro e in argenti altri materiali.

La trasmutazione in oro non è un fatto esclusivamente tecnico. È il segno di una perfezione, personale ed individuale, raggiunta dall’alchimista. Lo scopo finale dell’alchimia non è quello di fabbricare l’oro, anche se probabilmente esiste un grado di conoscenza in cui ciò può diventare possibile. Più prosaicamente si può dire che certi segreti e certe nozioni valgono oro ,e che la ricchezza e la potenza provengono da questa conoscenza.

raffigurazione di bafometto nel medio evoBafometto inoltre parlava come un oracolo, a causa di una speciale risonanza prodotta nel suo interno. Ai novizi che confessarono l’esistenza di Bafometto al processo, era stato detto che da questo idolo derivava ogni potere, anche quello di far fiorire e germogliare le piante.

L’etimologia del nome Bafometto non è chiara. Alcuni studiosi sostengono che esso derivi da Bephè e Meteos, cioè battesimo e iniziazione. Altri ancora ritengono che il nome derivi da Bapheus meté, che vuol dire “tintore della luna”: nel linguaggio alchemico ciò potrebbe indicare coloro che possono trasformare l’argento in oro.

Altri ancora credono che Bafometto possa trattarsi in realtà di Maometto, anche perché in Linguadoca le moschee erano chiamate baphomeries.

Il popolo inoltre chiamava “teste di Maometto” certi automi o teste semoventi che si pensava fossero possedute dal diavolo. Papa Silvestro II, astrologo e alchimista, aveva portato una di queste teste dalla Spagna, che rispondeva con un si o con un no alle sue domande. Pare si trattasse di un automa che funzionava grazie ad un sistema matematico binario. Anche Alberto Magno, maestro di Tommaso d’Aquino, ne possedeva una analoga.

Il Bafometto di Eliphas Lévi e il Capro di Mendes

L'immagine che oggi associamo immediatamente al nome Bafometto non viene dal Medioevo, ma dalla Parigi occulta dell'Ottocento. Nel 1856 il mago e scrittore Eliphas Lévi, nel suo Dogma e rituale dell'alta magia, disegna il celebre Capro di Mendes: una figura assisa con testa di capra, corpo umano dal busto femminile, ali nere, una torcia accesa fra le corna, le braccia che indicano il solve e il coagula alchemico. Ogni dettaglio e' simbolo: la torcia e' l'intelligenza luminosa, le ali sono lo spirito, il caduceo sul ventre l'unione degli opposti, il pentagramma sulla fronte la volonta' che domina la materia. Lévi non voleva consegnare al lettore un'icona satanica, bensi' un'allegoria dell'equilibrio universale, ma il fascino tenebroso dell'immagine fini' presto per oscurarne ogni significato esoterico.

Il pentagramma rovesciato: dal sigillo al cliché

Nel Novecento il Bafometto incontra il pentagramma rovesciato e nasce il celebre Sigillo di Baphomet, adottato nel 1969 da Anton LaVey come emblema della Chiesa di Satana. La stella a cinque punte capovolta, con le due punte rivolte verso l'alto a evocare le corna caprine, racchiude il volto del Bafometto e quattro lettere ebraiche del nome Leviathan. Da allora il simbolo dilaga in heavy metal, cinema horror e iconografia goth, sganciato dalle sue radici alchemiche: lo si trova sulle copertine di Venom e Mercyful Fate, nei tarocchi del Diavolo, sulle giacche di pelle del black metal scandinavo. Il significato originario di Lévi, sintesi degli opposti, si rovescia esso stesso in pura provocazione antireligiosa.

Bafometto oggi: tra arte, cultura pop e diritto

La figura del Bafometto e' tornata clamorosamente d'attualita' nel 2015, quando il Satanic Temple ha presentato a Detroit una statua bronzea di oltre due metri raffigurante il caprone alato con due bambini ai lati. L'opera, concepita come provocazione contro l'esposizione dei Dieci Comandamenti negli edifici pubblici, ha riacceso il dibattito sulla liberta' religiosa e sui simboli dello stato laico. Nel frattempo, il Bafometto dei templari continua a ispirare romanzi, videogiochi e serie televisive, da Foucault's Pendulum di Umberto Eco fino a Knightfall: ogni epoca, sembra, ha bisogno del proprio idolo cornuto per interrogarsi su cio' che e' davvero proibito. Nelle ombre incenso e gotiche del mistero templare, l'idolo continua a parlare come allora, sospeso tra eresia, alchimia e seduzione del male.