Vetrate gotiche: una formula segreta

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vetrata-cattedrale-goticaLe vetrate gotiche che tutti ammiriamo presentano dei misteri: il vetro utilizzato è molto particolare, e alcuni pensano che la realizzazione delle vetrate abbia a che fare con l’alchimia.

Nelle abbazie cistercensi le vetrate sono in genere di colore bianco e traslucido. I religiosi dovevano captare l’essenza della vocazione cristiana e un’eccessiva ricchezza di decorazioni
avrebbe rischiato di distorglierli da questa ricerca personale.

Il vetro utilizzato nelle Abbazie è però di una qualità molto particolare. Secondo alcuni studiosi queste vetrate prive di decorazioni sono un vero e proprio prodigio di tecnica e di arte. Il vetro è bianco e incolore ma in realtà i vetrai dell’epoca crearono una pasta traslucida, con le sole risorse della sua cottura, con bolle e spessori svariati. Il risultato è che la luce assume un suggestivo colore madreperlaceo. Ma non solo: la luce viene catturata indipendentemente dalle condizioni atmosferiche esterne.

Questo tipo di vetro, così come quello colorato delle cattedrali gotiche, pare sia derivato dalle ricerche compiute nei laboratori alchemici.

La lavorazione del vetro: una tecnica segreta

Nel IX secolo la tecnica era già nota in Persia ma già ad Aquileia si conosceva una pasta di vetro estremamente raffinata, nata in Egitto. Queste antiche arti di lavorare il vetro passarono poi a Venezia. A Murano nel XVII secolo l’arte del vetro era considerata un segreto di stato e le formule non potevano essere divulgate.

Si racconta che due maestri vetrai recatisi da Murano a Parigi furono avvelenati con un caffè, solo perché alcuni agenti segreti della Serenissima sospettarono, e forse non a torto, che i due volessero divulgare i principi della loro arte. I vetrai erano comunque tenuti in gran conto e considerati gentiluomini; era loro concesso di portare la spada per la nobiltà riconosciuta alla loro arte.

vetrata cattedrale di Bourges

vetrata cattedrale di Bourges

Le vetrate delle cattedrali gotiche, un’esplosione di colori

San Bernardo volle invece per le cattedrali una profusione di colori e di arte. Il luogo di culto destinato al popolo doveva infatti essere ricco di bellezza e attrattiva. Le Cattedrali gotiche sono caratterizzate da alte finestre che lasciano passare la luce, filtrandola attraverso la pasta di vetro densa e colorata delle vetrate; vi sono disegnate immagini divine di santi, profeti, simboli e storie delle Sacre Scritture.

Le vetrate istoriate avevano la funzione di illustare alla gente semplice e analfabeta,i testi sacri.

Le vetrate colorate creavano all’interno un’atmosfera calda e radiosa, resa ancora più preziosa dalle decorazioni pittoriche. Il tutto diveniva un incendio di colori.

La luce del resto è un attributo di Dio e a differenza di ogni altra sostanza, è capace, come Dio, di attraversare i corpi.

La cattedrale doveva essere luminosa e abbagliante come il Paradiso e le sue vetrate dovevano essere ampliate il più possibile.

L’impatto emotivo prodotto dalla cattedrale sul pellegrino era notevole: la prima cosa che i visitatori percepivano prima di comprendere la struttura della chiesa era sicuramente la sensazione di trovarsi davanti ad una manifestazione del divino.

Le sostanze che rendono la pasta vetrosa così unica hanno qualità particolari. Il vetro trattato con mille artefici veniva trasformato in un prezioso minerale e proprio come un cristallo naturale aveva la capacità di diffondere una luce propria come se non si limitasse a catturare quella del sole. Nelle cattedrali gotiche che hanno conservato le vetrate originali una luminescenza diffusa si può percepire anche di notte.

A Chartres e a Notre Dame de Paris, i colori gialli, rossi e blu brillano nell’oscurità, quasi come proiezioni o manifestazioni indipendenti dalla luce fisica.

Rosone della cattedrale di Chartres

Rosone della cattedrale di Chartres

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le preziose vetrate del Duomo di Milano furono asportate per impedire che potessero essere distrutte dai bombardamenti.

Sono noti del resto i numerosi tentativi di riprodurre, ma senza successo, l’arte delle vetrate. La tecnica è sconosciuta e le vetrate dei nostri giorni sono molto lontane da quelle nate nel periodo gotico.

Un alchimista del XVI secolo, Salcelrien Tourangeau affermò che la “nostra pietra ha la stessa sorprendente virtù di dare interiormente al vetro ogni tipo di colori”.
Tutti i colori hanno effetti sul temperamento umano e, salvo il nero che rappresenta le tenebre, sono tutti espressione della luce polarizzata. I colori di per sé emanano energia: i cromoterapisti curano varie patologie per mezzo di lampadine e fazzoletti colorati. Hanno inoltre un effetto molto potente sulla psiche; i colori tenui sono per esempio utilizzati negli ospedali psichiatrici per calmare i pazienti. I depressi si sentirebbero oppressi in una stanza blu; un iperteso schiva istintivamente abiti di colore rosso; il bianco è adatto a migliorare il cattivo umore; il nero non è adatto a chi non possiede un temperamento vitale.

Alcune ricerche hanno dimostrato che l’acqua miracolosa di Lourdes, contiene tutto lo spettro dei colori, mentre l’acqua proveniente dalle falde vicine non ha né l’intero spettro cromatico né qualità curative.

Il materiale delle vetrate è qualcosa di più di un normale vetro e sembra incorporare principi immateriali, che gli permettono di farsi colore puro.

Si è pensato quindi che il segreto della loro fabbricazione abbia un’origine ermetica o alchemica; questo materiale lascia filtrare solo la componente positiva dei raggi solari, intercettando le particelle negative, dannose per la vita.
Il sole infatti dà vita ma è, allo stesso tempo, pericoloso perché la sua azione è anche troppo energetica: come il fuoco può illuminare e riscaldare ma anche bruciare e distruggere.

Tra le fonti usate: I segreti delle cattedrali. Simboli, storia, leggende di Antonella Roversi Monaco.

Vetrate cattedrale Notre Dame di Parigi

Vetrate cattedrale Notre Dame di Parigi

Vetrate gotiche: una formula segreta ultima modifica: 2017-01-11T21:54:34+00:00 da Stefano Torselli
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