Templari

I cavalieri Templari furono i messaggeri del gotico e trasmisero le loro conoscenze attraverso la costruzione di importanti cattedrali.

Cavaliere templare in preghieraLe cattedrali gotiche apparvero contemporaneamente alla nascita dell’ordine dei Templari e per la loro costruzione furono necessarie ingenti somme di denaro, raccolte anche grazie alla generosità del popolo e dei signori. Ma le offerte certamente non poterono bastare per la costruzione di edifici così imponenti.

L’ipotesi più probabile è che i Templari vollero le cattedrali gotiche e che quindi le abbiano pagate. In questo caso essi sarebbero stati oltre che i suggeritori anche i finanziatori.

Nel 1120 (al tempo delle Crociate) alcuni cavalieri “timorosi di Dio” si recarono in Terra Santa con lo scopo, ufficialmente, di proteggere le strade e i pellegrini a Gerusalemme; il loro quartier generale era un palazzo che sorgeva sulle fondamenta del tempio di re Salomone, da qui il nome, Templari.

Erano solo in nove provenienti dalla Francia e dal Belgio: Ugo di Payens, fondatore ufficiale dell’ordine del Tempio di cui fu il primo Gran Maestro, Godefroy de Saint-Omer, di origine fiamminga, Andrè de Montbard, zio di San Bernardo con il quale ebbe
rapporti preferenziali, Payen de Montdidier e Archambaud de Saint Amand. Gli altri sono noti solo con il nome di battesimo (Gondemare, Rosal, Godefroy e Geoffroy Bisol).

Un così ridotto gruppo era palesemente insufficiente per un compito simile, e poi San Bernardo non poteva certo avere inviato suo zio a sorvegliare le strade.

Il viaggio dei nove cavalieri Templari in Terrasanta è difficile da comprendere perché non ebbe come scopo immediato il combattimento contro i musulmani, ma la fondazione di un ordine di monaci guerrieri, che sarà poi inquadrato nella
regola di San Bernardo da Chiaravalle e approvata dal papa.

Tutte le notizie sono concordi nell’attribuire la fondazione dell’ordine ad Ugo di Payens.

Ugo di Payens proveniva dalla regione dello Champagne (secondo alcuni studiosi era italiano e si chiamava Ugone dei Pagani) e in un documento del XVI secolo viene menzionato unitamente ad un certo Arnaldo, priore di Notre Dame de Sion a Gerusalemme. Questo collegamento lascia presumere che Ugo di Payens, come Goffredo di Saint-Omer, aveva partecipato alla prima crociata già vent’anni prima.

E in effetti recenti studi, hanno rivelato che Ugo di Payens si era già recato in Terrasanta nel 1104 e nel 1114 e che dopo questi viaggi, stabilì dei contatti con Stefan Harding, abate dell’ordine dei Cistercensi a Citeaux.

Ai Cistercensi il cavaliere regalò un terreno dove venne eretta l’abbazia di Chiaravalle.

A seguito di questi inspiegabili contatti tra Ugo di Payens e Stefan Harding, il monastero di Chiaravalle venne trasformato in una sorta di laboratorio dove venivano intrapresi studi particolari. Il priore dell’ordine dei Cistercensi fece studiare ai monaci testi ebraici. A tale scopo furono addirittura ospitati nel convento cristiano, dei rabbini che ben conoscevano i testi. Ugo di Payens affidò poi a Stefan Harding antichi scritti provenienti dalla Terrasanta.

Questi testi dovevano essere certamente importanti perché furono chiamati studiosi ebrei per poterne decifrare il contenuto.

È su questo che si basano le ipotesi di alcuni storici secondo i quali furono proprio quei misteriosi testi a dare un impulso per la nascita dell’ordine cavalleresco dei Templari. In molti ritengono che Chiaravalle dovesse diventare il luogo dove sarebbe stata custodita l’Arca dell’Alleanza e che i misteriosi testi ebraici abbiano svelato una descrizione dei suoi nascondigli.

cavalieri templari a cavalloSappiamo che i nove cavalieri abitarono nel Tempio di Salomone, concesso loro da re Baldovino II; sgomberarono le scuderie sotterranee e finirono per restare gli unici “residenti” del luogo sacro. C’è da chiedersi come mai dei cavalieri che in teoria avrebbero dovuto badare alla sicurezza dei pellegrini occupassero da soli il sotterraneo del Tempio.

C’è la possibilità che qualcosa dell’Arca dell’Alleanza, conservata secondo le sacre scritture in quel luogo, fosse rimasto e che i Templari lo sapessero.

Era noto che l’Arca era custodita a Gerusalemme, ma la sua vera ubicazione era sconosciuta, nonostante le ricerche condotte dai monaci cistercensi, ai quali erano legati i templari.

Lo scopo del viaggio dei nove cavalieri era dunque la ricerca dell’Arca e forse l’impresa riuscì. È solo un’ipotesi, s’intende, ma è un fatto che dopo quel viaggio l’Europa cambiò molto in fretta. Al ritorno, i nove portarono nuove conoscenze, formule, disegni e soprattutto la “proporzione assoluta”.

Era un’epoca in cui i papi non erano molto interessati alle ricerche di segreti nascosti, di tesori che appartenevano al mondo dell’invisibile.

Eppure nel caso dei nove cavalieri non ci furono particolari difficoltà. Tutto si svolse seguendo un progetto ben preciso ed è stupefacente la facilità con cui fu riconosciuta dal papa la regola che San Bernardo da Chiaravalle aveva scritto per i Templari, facendone dei monaci guerrieri.

Nella Genesi si legge che Dio creò il mondo “con misura, numero e peso.” Il messaggio contenuto nell’Arca potrebbe essere stato una legge universale che solo persone progredite e moralmente affidabili, potevano sperare di conoscere e di trasmettere all’Europa.

I Templari avrebbero dunque conosciuto questa legge o “misura assoluta” e ne avrebbero tratto tutte le conseguenze pratiche. Se accettiamo questa ipotesi essi risulterebbero essere i civilizzatori dell’Europa grazie alle conoscenze acquisite in Terrasanta.

i templari e il sacro Graal

i templari e il sacro Graal

L’arca della Alleanza

L’Arca dell’Alleanza conteneva le Tavole di pietra della Legge, la Torah ebraica, dettate direttamente da Dio a Mosè sul monte Sinai. Esse furono rinchiuse in una cassa ricoperta d’oro che il popolo eletto portò via con sé durante le peregrinazioni verso la terra promessa. Salomone, figlio di Davide, costruì il Tempio dove l’Arca ebbe stabile collocazione.

Il destino dell’Arca ha appassionato e appassiona gli uomini. Basti pensare al celebre film di Steven Spielberg “ I Predatori dell’Arca perduta”, in cui si supponeva che l’Arca contenesse una forma di energia, di tipo elettrico, simile ad un fulmine. Ma il contenuto dell’Arca era verosimilmente molto diverso.

Si può supporre che l’Arca contenesse un codice: le Tavole della Legge erano comunque inseparabili dal loro contenitore; un contenitore che aveva forma e proporzioni precise. E poiché è pericoloso affidare ad esseri insufficientemente evoluti, certe conoscenze, l’Arca è sempre rimasta nascosta.

Nella Bibbia si narra che gli Egiziani, dopo avere accettato che gli ebrei partissero, cambiarono improvvisamente idea e li inseguirono. C’è da chiedersi il perché.

È strano che un popolo di schiavi sia stato inseguito addirittura dai carri del Faraone, come se stessero portando via qualcosa di prezioso sottratto all’Egitto e quindi da recuperare ad ogni costo.

La Bibbia dice che le Tavole della Legge furono dettate a Mosè sul monte Sinai, ossia dopo la fuga.

L’ipotesi più probabile è che gli Ebrei, prima ospitati e nutriti dall’Egitto nel corso di una grave carestia e poi utilizzati come schiavi, abbandonassero la fertile valle del Nilo dopo essersi impadroniti delle conoscenze degli Egizi.

Di lì a poco la grande civiltà egiziana conobbe l’inizio di una inarrestabile decadenza mentre il popolo Ebraico, dopo un lungo peregrinare, conobbe una grande fioritura.

È probabile che le Tavole della Legge siano derivate dai testi sacri egiziani, ma non era un sapere invisibile ciò che il Faraone cercò di recuperare inseguendo gli ebrei.

Egli cercò di recuperare qualcosa di fisico e tangibile, un oggetto sacro e potente, forse una “misura”. La fuga degli ebrei avrebbe provocato una grave perdita per gli egiziani. Un esercito non si mobilita solo per recuperare delle conoscenze teoriche.

Gli ebrei portarono con loro qualcosa di materiale.

Non si deve dimenticare che essi fabbricarono il “ vello d’oro”, che provocò l’ira di Mosè e soprattutto di Dio. L’oro dunque è in qualche modo coinvolto in questa vicenda. È lecita pensare che gli ebrei portassero con loro oggetti d’oro dall’Egitto, che forse contenevano la “misura” che sarebbe stata poi realizzata costruendo l’Arca.

arca dell'alleanza

Oro e lo smeraldo: chiavi di iniziazione

medaglia templareL’oro designa tutti i più preziosi segreti del mondo antico. Ricordiamo il Numero d’Oro che coincideva con la sezione aurea e permetteva di passare geometricamente dalla retta alla curva; il Ginocchio d’Oro, anch’esso un segreto geometrico, corrispondente all’Angolo d’Oro dei pitagorici; il Vello d’Oro, rubato con l’aiuto di Medea da Giasone; le Mele d’Oro, conservate nel Giardino delle Esperidi, custodite da un drago e da un Gigante, Anteo. Ercole le portò via alle Esperidi, figlie di Atlante; il nome e la localizzazione occidentale del Giardino hanno fatto supporre un collegamento con la civiltà scomparsa di Atlantide.

L’oro costituiva quindi una chiave iniziatica nelle credenze delle popolazioni mediterranee.

I Templari erano considerati ricchissimi, tanto che vennero accusati di saper fabbricare l’oro con l’aiuto dell’Alchimia, ossia della “pietra filosofale”. Anche le Tavole della Legge erano religiosamente conservate in un’Arca di legno ricoperta d’oro.

La pietra filosofale è il leggendario minerale che assicurava la trasmutazione dei metalli vili in oro, oggetto di secolari e assidue ricerche da parte degli alchimisti.

Oltre alla pietra filosofale esisteva la “pietra di paragone” che permetteva di riconoscere il vero oro dalle contraffazioni.

Talvolta l’eccezionale valore simbolico di chiave iniziatica, è identificato con lo smeraldo.

Nei testi ermetici si parla di una Tavola di Smeraldo che conteneva tutta la sapienza di Ermete Trismegisto, ossia l’Ermete “tre volte grandissimo”, identificato con il Dio egizio Toth, iniziatore della scienza ermetica, Anche la coppa del Graal, che Lucifero perse nel paradiso terrestre durante la caduta e ricercata con tanto accanimento dai Cavalieri della Tavola Rotonda, sarebbe stata intagliata in uno smeraldo.

Tra mito e realtà

stemma templareIl mito di Giasone e degli Argonauti, quello di Ercole e delle Esperidi riguardano sempre una ricerca, un furto collegato alla trasmissione di un sapere.

Nella storia si incontrano spesso civiltà che compaiono quasi all’improvviso con un ricco patrimonio di conoscenze e che decadono in brevissimo tempo, senza spiegazioni plausibili.

Tutto questo alimenta teorie fantasiose come la presunta origine extraterrestre degli egiziani e delle cività “precolombiane” (Atzechi, Maya, Tolchechi, Incas).

Nel caso dell’Egitto è più ragionevole ipotizzare un legame con Atlantide; da qualche documento salvatosi dalla distruzione, gli egiziani avrebbero ottenuto le conoscenze del continente scomparso.

Israele era un popolo nomade, che abitava in tende e possedeva una promessa fatta da Dio al loro capostipite, Abramo, ma non una rivelazione vera e propria, ossia il “Libro”. Il loro esodo dall’Egitto si concluse con il possesso del Libro insieme al quale nacquero i Sacerdoti, i riti e le leggi.

In seguito venne costruito il Tempio voluto da re Salomone, ossia il “Pacifico” (Gerusalemme significa città di pace).

Salomone possedeva la sapienza degli egizi che gli permise di interpretare correttamente le famose Tavole della legge. Ma non potendo contare sull’esistenza di “costruttori” nel suo popolo, chiese l’aiuto del re della vicina Tiro, in Libano. Questi gli mandò gli artefici e i bellissimi tronchi di cedro del prorio regno. Ma le misure, le proporzioni e il progetto del Tempio furono opera diretta di Dio.

Una sorte simile a quella del popolo ebraico accadde agli Arabi che, dopo la presa di Gerusalemme, si trasformarono da nomadi a costruttori, di filosofia, medicina, matematica, alchimia, poesia e astrologia. Le arti e le scienze subirono una straordinaria fioritura e questa improvvisa ricchezza di conoscenze sembra essere stata una conseguenza della conquista di Gerusalemme, dove probabilmente gli Arabi trovarono qualcosa.

Non si deve dimenticare però l’aiuto degli studiosi ebraici, tenuti in gran considerazione dall’Islam e dall’Europa del tempo. Solo i cabalisti ebrei sapevano come leggere ed interpretare la Bibbia al di là dello scritto e nei libri di Mosè, derivati dalle tavole, era possibile trovare tutto quello che serviva.

Anche Nostradamus era un ebreo, sebbene convertito, come dimostra il suo nome. Molti sapienti israeliti hanno confidato “formule” e segreti nascosti nell Bibbia.

Gli Ebrei dunque, avrebbero carpito agli Egiziani, forse depositari della sapienza di Atlantide, un importante segreto che rese possibile la nascita di Gerusalemme e del suo Tempio.

In seguito gli Arabi beneficiarono a loro volta della sapienza contenuta in Terrasanta, finchè anche gli Europei la cercarono sfruttando i suggerimenti dei cabalisti e inviando nove cavalieri a questo scopo.

Quando i Templari tornarono dalla Terrasanta tutto cambiò, anche l’architettura. Da ciò si desume che la loro missione ebbe successo.

Secondo alcuni studiosi le piramidi sono un formulario di scienza cosmica e le tavole di pietra contengono la “formula dell’universo”. I costruttori delle cattedrali avrebbero conosciuto questa formula grazie alla fortunata missione dei Templari.

Ciò spiegherebbe la somiglianza che esiste, malgrado la diversità di forme dovute ai tempi e ai luoghi, tra le proporzioni e le misure dei monumenti dell’antico Egitto e quelle di alcune moschee e di alcune cattedrali gotiche.

leggi anche: La maledizione dei Templari

Templari ultima modifica: 2017-01-11T22:26:23+00:00 da Stefano Torselli

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