la moda del funerale vittorianoNell’Inghilterra del XIX secolo, soprattutto in seguito all’impulso dato dal lutto inflessibile e prolungato della regina, la vedovanza è vissuta nelle famiglie considerate “rispettabili” secondo un rituale ben preciso e scandito : il defunto veniva sistemato in casa e visitato da amici e parenti rigorosamente abbigliati di nero secondo l’etichetta del lutto vittoriano.

Per i parenti più stretti non era tollerato nessuno strappo alle stringenti regole: persino gli accessori come guanti (mai di capretto), sciarpe e bastoni da passeggio dovevano essere tinti del funereo colore.

Nastri neri drappeggiavano porte e finestre e una ghirlanda nera era apposta sulla porta principale.

Anche le carrozze funebri, uno dei simboli più coreografici del lutto vittoriano, erano rigorosamente nere, trainati da cavalli con bardature e pennacchi dello stesso colore.

carro funebre epoca vittoriana
carro funebre inglese in epoca vittoriana

La durata del lutto cambiava a seconda della parentela col deceduto. Le vedove dovevano portare il nero per due anni, il primo completamente nero mentre il secondo anno poteva esser variato con i colori grigio, viola, bianco e comunque il ritorno, dopo il tempo prestabilito, a colori sgargianti doveva essere sempre graduale.

Il lutto per un genitore o un figlio durava un anno. Per un fratello , una sorella, nonni, sei mesi.

Il lutto per zie , zii ,nipoti, cugini tre mesi. Il lutto veniva rispettato finchè era sfoggiato dalle donne della famiglia che, a loro discrezione, potevano prolungarlo anche oltre i termini prescritti.

sartoria funebre vittorianaNell’Inghilterra vittoriana divennero famose alcune sartorie che provvedevano a confezionare interi guardaroba funebri per tutta la famiglia, compresi i bambini in fasce.

Spesso l’abito da lutto vittoriano diventa lo scudo dietro cui donne sole e fragili, in una società ultramoralizzartice, si trincerano per evitare richieste e frequentazioni sconvenienti, senza poi più riuscire a tornare ad una normalità sociale.

Dalla moda vittoriana al victorian gothic revival

Il lutto a vita che la regina Vittoria si auto inflisse fu , oggi come allora, non solo “trendsetter” di uno stile ma origine di un vero e proprio mito a cui si rifà il filone del victorian gothic revival, sviluppatosi intorno alla fine degli anni ’80 come interpretazione romantica ed aristocratica della sottocultura gotica, originatasi dal punk alla fine degli anni ’70.

Ampie crinoline, fascianti corsetti, pizzi e velette, mantelline e parasole….tutti rigorosamente neri (o in qualche caso accostati a colori del mezzo lutto quali viola e bianco)  e ispirati ai modelli e alle forme degli abiti per il lutto vittoriano, sono il tratto distintivo di questa tendenza che  coniuga un’attenzione per la filologia del costume all’introduzione di contaminazioni moderne o di elementi appartenenti ad altri ambiti storici o culturali.

La vedova di Windsor: il lutto quarantennale della regina Vittoria

L'origine di tutta la rigida etichetta del lutto vittoriano ha un nome e una data precisi: il 14 dicembre 1861, quando il principe consorte Alberto di Sassonia-Coburgo morì di febbre tifoidea a soli quarantadue anni. La regina Vittoria non si riprese mai. Per i quarant'anni seguenti, fino alla propria morte nel 1901, indossò ogni giorno il nero del deep mourning — il lutto stretto — e ordinò che ogni sera venisse disposto sul letto del principe un brocchetto d'acqua calda per la rasatura, come se potesse tornare da un momento all'altro. Nel castello di Windsor fece costruire il Mausoleo Reale di Frogmore dove entrambi riposano, e tenne accanto a sé il calco in gesso della mano di Alberto per tutta la vita. Questo lutto pubblico e ossessivo trasformò il nero in una norma sociale irrinunciabile: se la sovrana più potente del mondo si veste di nero, non farlo è quasi un atto di irriverenza. L'intera nazione seguì il modello, e l'industria della moda funebre vittoriana — sartorie, manifatture di crêpe, gioiellieri specializzati — prosperò per decenni su quel dolore regale.

Il jet di Whitby: il gioiello del lutto vittoriano

Tra i simboli materiali del lutto vittoriano, nessuno è più affascinante e più gotico del jet di Whitby: una pietra semipreziosa di color nero intenso, estratta dalle scogliere della costa dello Yorkshire, a Whitby — la stessa città che Bram Stoker avrebbe scelto pochi decenni dopo come approdo del Demeter nel romanzo Dracula. Il jet è un legno fossilizzato, compressa per milioni di anni fino a trasformarsi in una resina dura e leggera, capace di prendere una politura perfetta che lo fa brillare come lacca. La regina Vittoria lo adottò come materiale ufficiale del suo lutto dopo la morte di Alberto, e da quel momento le manifatture di Whitby conobbero un'espansione straordinaria: bracciali, collane, spille, orecchini, fibbie — tutto intagliato a mano in quel nero profondo. Le donne vittorianen in lutto indossavano il jet insieme ai capelli del defunto, intrecciati in medaglioni e bracciali — i mourning jewelry — come reliquiari laici che tenevano il morto fisicamente a contatto con la pelle.

Victorian goth oggi: dall'etichetta funebre all'estetica di una sottocultura

Il percorso che dalla moda funebre vittoriana porta al victorian goth contemporaneo è più diretto di quanto sembri. Quando negli anni Ottanta del Novecento la sottocultura goth cominciò a cercare un'estetica propria, distante dal punk sfibrato e dalla new wave sintetica, trovò nel guardaroba vittoriano del lutto un serbatoio inesauribile di forme, tessuti e simboli. Corsetti in velluto nero, gonne a campana, guanti lunghi, cappellini con velette, stivali con fibbie: ogni elemento era già esistito, aveva già significato qualcosa. Artisti come Siouxsie Sioux, band come i Bauhaus e i Sisters of Mercy tradussero questa estetica in musica e immagine scenica. Oggi il victorian goth è una delle declinazioni più riconoscibili della cultura dark: chi lo pratica non si limita a un costume ma compie una scelta identitaria che guarda al Novecento come a un serbatoio di bellezza e malinconia da cui attingere senza esaurire.