Tra fine ottocento e inizio novecento la ricerca dell’anima, da parte di medici e scienziati,  e le prove dell’esistenza approfittarono delle nuove tecnologie creando vere macchine steampunk per intrappolare e fotografare le anime.

Duncan Macdougall che pensava di aver trovato il peso dell’anima cerco di fotografarla rinchiudendosi con un malato di tubercolosi allo stadio terminale in una stanza buia e fotografando il momento del trapasso. Non ebbe nessun risultato e quindì penso che l’anima di dissolvesse nell’etere ( fino ad Einstein si riteneva esistesse) e che sottoposta dalla gravità andasse in basso e non in cielo come si riteneva.

L’anima ai raggi X

Verso il 1914 Arthur Goodspeed, fisico all’università della Pensylvania, con vibrante soddisfazione comunicò al mondo di intraprendere degli esperimenti per documentare l’esistenza dell’anima usando i raggi di Roentgen, appena scoperti, e più noti come raggi X.

I raggi X che tutti conosciamo oggi sono un semplice strumento diagnostico ma all’inizio del novecento erano ritenuti una vera mirabilia capaci di risolvere i misteri più fitti.  Si radiografava di tutto dai pensieri nel cervello agli spettri; a Parigi c’erano proiezioni di spettri catturati ai raggi X. Sipensava di produrre anche dei binocoli da teatro per intrattenere meglio le signore e il sindaco di New York intervenne per vietarne la realizzazione perché contro la morale.

Nonostante tutte le buone volontà però nessuna anima è mai stata catturata dai raggi di Roentgen.

I cilindri di Matla

I fisici danesi J.L.W.P. Matla e G.J. Zaalberg van Zelst, agli inizi del novecento, costruirono una macchina acchiappa anima di notevole complessità. Matla credeva di essere in contatto con gli spiriti e asseriva che questa invenzione fosse stata dettata dagli spiriti stessi.

La macchina consisteva in 2 cilindri di cartone collegati della lunghezza di 50 cm e larghezza 25 cm, entrando l’anima i cilindri si muovevano per espansione spingendo una goccia di alcol a cadere in una provetta di vetro. Si supponeva che l’anima fosse gassosa.

Nei diari dei due studiosi si leggono gli esperimenti che testimoniano che l’anima ha un volume di 36,70 m.M cubo.

Mentre i due danesi otteneva risultati Hereward Carrington, scienziato, costruì i cilindri Matla per fare esperimenti ma dopo svariate prove, in cui ad alta voce chiedeva alle anime di entrare nei cilindri, dedusse che i risultati dei danesi non fossero attendibili.

Fotografare l’anima

Anche la fotografia divenne strumento per dare la caccia ai fantasmi, agli inizi non si conoscevano bene gli effetti degli acidi sulle pellicole così che era facile vedere spettri anche dove non ce n’erano.

Alcuni scienziati credettero di vedere l’aurea quando un dito veniva  a contatto con la pellicola ma presto si capì che era un effetto del calore del corpo.

Le elettrografie furono di moda fino agli anni 50 dello scorso secolo, in particolare grazie ai coniugi Kirlian che studiavano parapsicologia. Dopo innumerevoli esperimenti in cui si sottoponevano le cavie ad ogni trattamento tra cui alcol, droghe etc…l’unica cosa che ottennero era foto di una foglia la cui punta era tagliata ma mostrava attorno al bordo una traccia luminosa che continuava anche dove la punta era mancante. Si riteneva che anche le piante avessero questa energia invisibile all’occhio umano  e che la emettessero continuamente.

I ventuno grammi: l'esperimento di MacDougall

Il piu' celebre tentativo di pesare l'anima resta quello del medico statunitense Duncan MacDougall, che nel 1907 a Haverhill, Massachusetts, costrui' un letto bilancia di precisione su cui adagiare i malati terminali di tubercolosi nei loro ultimi minuti di vita. Sui sei pazienti monitorati MacDougall registro' al momento esatto del trapasso una caduta improvvisa dell'ago della bilancia: in media, sosteneva, 21 grammi. Era, scrisse al New York Times, il peso dell'anima che lasciava il corpo. Lo stesso esperimento eseguito su quindici cani non rilevo' alcuna variazione, prova - secondo lui - che gli animali fossero privi di anima. La comunita' scientifica liquido' rapidamente i suoi numeri come errori strumentali e variazioni di temperatura, ma il dato dei 21 grammi sopravvisse alla critica e divenne titolo di romanzi, film e canzoni: una cifra magica, capace ancora oggi di evocare il sospetto che la materia non basti a spiegare la nostra fine.

William Mumler e la fotografia spiritica

Mentre i fisici interrogavano i raggi X, gli spiritisti si rivolgevano alle lastre fotografiche. Il pioniere della fotografia spiritica fu l'incisore di Boston William H. Mumler, che nel 1862 scopri' per caso, nei suoi autoritratti, alcune ombre supplementari interpretate come l'apparizione di parenti defunti. Negli anni successivi divenne il fotografo prediletto delle vedove statunitensi della guerra di Secessione, ritraendo persino Mary Todd Lincoln con la mano spettrale del marito assassinato sulla spalla. Processato per frode nel 1869, fu assolto nonostante le prove dei colleghi mostrassero come avesse semplicemente sovrapposto due negativi. Mumler apri' la strada a un'intera generazione di fotografi medianici, da William Hope a Edouard Buguet, fino alle ectoplasmiche istantanee delle sedute di Eva Carriere a inizio Novecento. La caccia all'anima, ormai, era anche industria di consolazione.

Le voci dei morti: Jurgenson, Raudive e le EVP

A meta' del Novecento la ricerca cambio' supporto. Nel 1959 il pittore svedese Friedrich Jurgenson, registrando canti di uccelli nei boschi di Stoccolma, riascolto' i nastri e udi' una voce sussurrargli il nome della madre defunta: nasceva la psicofonia, oggi piu' nota come EVP (Electronic Voice Phenomena). Negli anni Settanta lo psicologo lettone Konstantin Raudive raccolse oltre 100.000 presunte voci di trapassati nel suo libro Breakthrough, divenuto culto nel circuito dell'occulto. Il fenomeno suggestiono' anche il cinema (White Noise) e ispiro' la nascita dell'ITC, Instrumental Transcommunication, che oggi cerca contatti con l'aldila' attraverso schermi televisivi a vuoto, sintetizzatori e software di analisi audio. La forma della ricerca dell'anima e' cambiata, ma il sospetto di sentire il nostro nome chiamato da qualcosa che non c'e' resta intatto, come la promessa originaria della macchina di MacDougall.