La Rocca di Soragna voluta dai feudatari di Soragna, i marchesi Bonifacio ed Antonio Lupi, nel 1385, viene trasformata nel XVII secolo in splendida e fastosa residenza dei Principi Meli Lupi, che ancor oggi ne sono i proprietari e la abitano.

Le sue sale sono impreziosite da mobili ed arredi del primo barocco anche se non mancano le testimonianze di epoche precedenti.
La Rocca conserva interessanti decorazioni a fresco e suggestivi cicli pittorici di Nicolò dell’Abate, Cesare Baglione, Ferdinando e Francesco Galli Bibiena.
Sul lato nord dell’edificio si presenta il grande parco romantico all’inglese cinto di mura, ricco di piante secolari, laghetto, serra, coffee house e una grotta entro una montagnola.
Il fantasma di Donna Cinerina

La Rocca è oggi nota soprattutto per il fantasma di Donna Cinerina, così chiamata per via dei suoi capelli biondo cenere, che si farebbe sentire nel castello alla vigilia di eventi luttuosi. Si dice che la sua presenza sia accompagnata da strani rumori e fenomeni inspiegabili.
Ma chi era Donna Cinerina, il cui personaggio ricorda per certi versi quello della dama bianca?
Donna Cinerina, al secolo Cassandra Marinoni, il cui ritratto enigmatico ed inquietante si può ammirare nella galleria degli antenati del castello, era la sposa del Marchese Diofebo II Meli Lupi. Il 19 giugno del 1573, fu assassinata insieme alla sorella Lucrezia, a coltellate, dal cognato Giulio Anguissola e dai suoi bravi.
Giulio, marito di Lucrezia, era un uomo violento, dedito ad una vita malsana e, dopo aver ottenuto la separazione dalla moglie, aveva deciso di ucciderla per poter entrare in possesso della sua dote.
Cassandra fu uccisa perché si trovava con la sorella ed era un testimone scomodo; l’opinione pubblica rimase fortemente colpita da questo duplice delitto che, tra l’altro, nonostante la condanna a morte di Giulio decretata dal Governatore di Milano e dallo stesso re di Spagna, rimase impunito. Giulio si rese latitante e le due donne non trovarono giustizia.
Il fantasma di Cassandra da allora si aggirerebbe nella Rocca e si paleserebbe alla vigilia di eventi funesti.

Dai Lupi ai Meli Lupi: sei secoli di una dinastia principesca
La Rocca di Soragna affonda le proprie radici nel 1385, quando i feudatari Bonifacio e Antonio Lupi eressero un baluardo difensivo sulla piana parmense, allora contesa tra i Visconti di Milano e i Rossi di Parma. Nel 1536 Carlo V riconobbe alla famiglia il titolo marchionale, trasformando progressivamente il castello in residenza nobiliare; l'atto definitivo di ascesa avvenne nel 1709, quando l'imperatore Giuseppe I concesse ai Meli Lupi il titolo di Principi del Sacro Romano Impero. Da allora la rocca non ha mai cambiato proprietario: i discendenti abitano tuttora l'ala privata, rendendo Soragna uno dei pochissimi castelli italiani in cui arredi, biblioteche, ritratti e argenterie si sono accumulati ininterrottamente per oltre sei secoli. L'edificio conserva ancora i cortili interni rinascimentali, il grande salone delle udienze, la sala degli stucchi e la cappella gentilizia, dove le generazioni Meli Lupi hanno celebrato matrimoni, battesimi e funerali. Visitarla significa entrare in una macchina del tempo che custodisce la memoria di un'aristocrazia mai spezzata.
Cicli pittorici e sale barocche: dal Bibiena a Nicolò dell'Abate
Oltre alla potenza del suo passato, la Rocca di Soragna vanta una delle più ricche decorazioni ad affresco dell'Emilia ducale. Nella Sala di Ercole e nella Sala delle Grottesche si leggono i virtuosismi manieristi di Cesare Baglione, maestro piacentino del grottesco tardo-cinquecentesco; nella Galleria del Poeta resistono i riflessi di Nicolò dell'Abate, che qui dipinse Marte e Venere poco prima di partire per Fontainebleau. Il Settecento ha lasciato il sigillo della grande scenografia bibienesca: Ferdinando e Francesco Galli Bibiena, principi dell'illusionismo prospettico europeo, affrescarono soffitti con quadrature teatrali che aprono architetture impossibili sopra la testa del visitatore. Accanto alle pitture si allineano mobili d'intarsio, specchiere dorate, consoles intarsiate e una quadreria di famiglia con ritratti dei marchesi e dei principi, fra cui spicca quello enigmatico di Cassandra Marinoni, il volto più famoso del castello.
Il delitto del 1573: Cassandra, Lucrezia e Giulio Anguissola
La storia del fantasma di Donna Cenerina affonda le radici in un delitto reale, documentato dagli atti processuali dell'epoca. Cassandra Marinoni, nobildonna milanese, aveva sposato Diofebo II Meli Lupi e si era recata a Cremona a far visita alla sorella Lucrezia, maritata con il violento Giulio Anguissola. Il 18 giugno 1573 Giulio, desideroso di impadronirsi della dote della moglie da cui era già separato, entrò con l'inganno nella casa cremonese accompagnato dai suoi bravi e massacrò Lucrezia a colpi di stiletto; Cassandra, testimone scomoda, venne aggredita a sua volta. Gravemente ferita, riuscì a raggiungere Soragna ma spirò pochi giorni dopo fra le mura della rocca. La giustizia di Milano condannò a morte l'Anguissola e persino il re di Spagna Filippo II emise una sentenza di bando, ma il latitante riuscì a sottrarsi alla pena rifugiandosi nei feudi imperiali. Fu proprio l'ingiustizia di quella condanna mai eseguita, secondo la tradizione popolare, a condannare lo spirito di Cassandra a non trovare pace.
Avvistamenti e presenze: quando appare la Donna Cenerina
Da oltre quattro secoli il fantasma di Donna Cenerina si manifesterebbe alla vigilia di gravi lutti nella famiglia Meli Lupi: porte che sbattono senza vento, passi leggeri che percorrono la galleria degli antenati, candelabri accesi senza spiegazione, una figura eterea avvolta in un abito color cenere che attraversa le sale del primo piano. La cronaca più citata è quella del 1958: alla morte improvvisa del principe Diofebo VI, diversi testimoni riferirono di aver scorto la sua silhouette nella galleria proprio la notte precedente. Anche custodi e cameriere, intervistati in vari reportage televisivi, hanno descritto sussurri e correnti d'aria improvvise nella camera da letto di rappresentanza. La figura di Cassandra viene spesso accostata a quella della Dama Bianca, archetipo gotico europeo della sposa uccisa; il suo ritratto, visibile durante le visite guidate, continua a fissare il visitatore con un'espressione che unisce dolore e rimprovero. Chi ama i castelli infestati può abbinare Soragna al vicino Castello di Bardi e alla Rocca di Gradara, in uno degli itinerari più inquietanti dell'Italia settentrionale.


