Pisanello e Beato Angelico

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Pisanello e Beato Angelico sono due pittori a cavallo tra gotico e primo rinascimento. Con l’inizio del XV secolo diventa difficile decidere, riguardo ad alcuni pittori italiani, se classificarli come gotici o già del primo Rinascimento. Alcuni di essi, come il veronese Antonio Pisano detto Pisanello e il fiorentino Beato Angelico, non possono essere considerati senza riserve rappresentanti del primo Rinascimento.

Pisanello

Nella Visione di Sant’Eustachio (1440), Pisanello applica le regole delle proporzioni che venivano discusse nelle botteghe di Paolo Uccello o di Donatello (riconoscibili nel cavallo e cavaliere), ma allo stesso tempo si serve anche dei mezzi espressivi dello stile internazionale: disporre gli uni sugli altri colline, boschi e animali è un noto procedimento della miniatura franco-fiamminga. È stato dimostrato che Pisanello riprende molto liberamente dei motivi offerti dai libri delle ore dei fratelli Limbourg.

Il ritratto di Ginevra d’Este (1433) è una composizione piatta, bidimensionale. I fiori e le farfalle riprodotti in modo naturalistico sembrano quegli elementi ornamentali riscontrabili negli arazzi francesi o fiamminghi.

Pisanello, dama

Beato Angelico

Anche i suoi lavori si trovano al confine tra gotico e primo Rinascimento. Il senso dell’ordine divino e la sensibilità di un cuore aperto al messaggio della Salvazione si conciliano con la costruzione matematica dello spazio pittorico. I ritratti di angeli e santi, sublimi, sono immagini sacre che rispondono a necessità puramente meditative.

Intorno alla metà del XV secolo Beato Angelico dipinge in San Marco le 45 celle dei frati. Le sue costruzioni tridimensionali e le figure che in esse si muovono si accordano con l’atmosfera delle celle come luoghi in cui ci si rifugia per meditare.

Nell’Annunciazione (1440-41) l’avvenimento ha luogo davanti a muri spogli, sotto un’elegante volta a crociera, ed è osservato da San Silvestro, che sta fermo davanti alla soglia e prega. Il probabile messaggio dell’affresco è che ogni monaco può vedere le cose sacre immergendosi nella sua preghiera, anche in una cella povera e senza ornamenti.

Nell’Annunciazione di Cortona (1432-33) dominano forme decorative e tipi ornamentali che ricordano modelli bizantini. I raggi dorati che circondano l’angelo, la sua aureola e quella di Maria, il trono dorato della Vergine e i preziosi ricami delle vesti rimandano a Duccio di Buoninsegna e ai pittori senesi. La storia sacra è raccontata secondo le forme tradizionali.
Il luogo dell’avvenimento, una loggia, è ripreso dall’architettura contemporanea (il modello è l’Ospedale degli Innocenti costruito da Brunelleschi). Maria e l’angelo sono inclusi solo in misura limitata nell’architettura tridimensionale, dipinta in forte scorcio. La loggia è delimitata da una piccola striscia di paesaggio con fiori e una palma, e nello sfondo una collina fa da palcoscenico alla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso.

Beato angelico, annunciazione della Vergine

La conciliazione di forme espressive medievali con modelli visivi moderni, rappresentati in costruzioni a prospettiva centrale, è un altro aspetto della pittura dei primi decenni del 1400. La visione prospettica non è stata affatto una conquista dell’età moderna, ma deve essere considerata un risultato della volontà di sperimentazione sul reale, che già si era espressa in altre forme nel basso medioevo.

Pisanello e Beato Angelico ultima modifica: 2017-01-15T19:29:12+00:00 da Stefano Torselli
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