Giotto

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Una nuova concezione dello spazio

La narrazione spaziale continua di Giotto si contrappone alla concezione spaziale additiva delle scuole nordiche. Confrontando gli affreschi della basilica superiore di Assisi – nella foto, la predica di San Francesco agli uccelli (1295) – con la Creazione degli animali del maestro Bertram realizzata quasi un secolo dopo (Amburgo, 1383), si capisce perfettamente la differenza. Il tedesco del nord dispone uno accanto all’altro, o uno sopra l’altro, gli uccelli, i pesci e i mammiferi. L’italiano, invece, cerca di riunire uomini, animali e paesaggio in uno spazio unitario. Questa integrazione corrisponde alla percezione continua, mentre l’integrazione di singoli motivi si legge come additiva.

Giotto cerca di progettare un sistema figurativo in cui la spazialità rappresentata sia compatibile con lo spazio della basilica e con la sua articolazione interna. Delimitando uno spazio in cui la figura possa agire, Giotto si allontana decisamente dalla tradizione bizantina seguita da Cimabue e anche da Duccio di Buoninsegna.

Giotto allegoria della giustizia

Giotto a confronto col maestro Cimabue

Confrontando la Maestà di Cimabue (1280-85), sotto a sinistra, con la Maestà di Giotto (1305), a destra, le differenze saltano subito all’occhio. La concezione piatta del quadro di Cimabue si trasforma in quella spaziale, tridimensionale di Giotto.
L’architettura del trono costruito con le torri della Gerusalemme celeste assume in Giotto la forma di un vero trono lavorato a filigrana con gradini e cuscini. Le fisionomie degli angeli seguono in Cimabue uno schema formale che è quello utilizzato per la Vergine e suo figlio. Giotto invece distingue tra i nobili lineamenti di Maria, l’aspetto infantile del Figlio, i visi degli angeli e quelli dei personaggi biblici che hanno differenti pettinature e barbe. Inoltre, il rigido schema bizantino è messo in movimento dalla concezione spaziale che Giotto ha della figura umana. Intuisce che la forma della veste deve essere un riflesso del movimento del corpo.

Nella Resurrezione di Lazzaro della cappella degli Scrovegni a Padova (1305) i gesti dei personaggi si possono indovinare dai panneggi delle vesti. A ciò si aggiunge il fatto che sono le azioni e reazioni delle persone in un gruppo a produrre i loro movimenti, determinando una struttura compositiva che deriva dall’osservazione di una scena reale e che non è legata a nessuno schema estetico fissato dalla tradizione.

Giotto cappella degli Scrovegni, Padova

Giotto cappella degli Scrovegni, Padova

 

Giotto crocefissione Cristo

Giotto crocefissione Cristo, cappella degli Scrovegni a Padova

La scoperta dell’individualità

Questi aspetti documentano la differenza rispetto alla concezione figurativa propria di Cimabue, e chiariscono il passo compiuto verso la definizione spaziale della figura umana e verso il riconoscimento dell’individualità dell’uomo. È possibile che proprio a questo aspetto si riferisca l’elogio che fece Boccaccio dell’artista, quando definì Giotto come il grandissimo maestro che non aveva dipinto l’apparenza delle cose, ma le cose stesse.

Influenze nordiche di Giotto

La figura di Giotto non è però nata dal nulla. Se diamo un’occhiata alle cattedrali, e in particolare alle sculture del portale occidentale della cattedrale di Reims benché predomini ancora il modello tipicamente gotico delle pieghe che oscillano, le vesti sono tendenzialmente più piatte a causa di movimenti delle figure.

I santi e i personaggi biblici appaiono più tarchiati e rotondi nelle loro proporzioni. Ciò riguarda in particolare le figure più piccole e gli stipiti interni del portale.

Nelle nicchie della zona inferiore della parete Giotto esegue delle figure in grisaille rappresentanti le Virtù e i Vizi. La Giustizia siede su un trono gotico, la cui parete posteriore ha l’aspetto di una finestra trilobata.Il sistema decorativo della cappella degli Scrovegni può far supporre un rapporto di Giotto con il Nord.

La parete occidentale interna della cattedrale di Reims è fornita di rappresentazioni simili: sculture in miniatura che stanno in nicchie trilobate.

È possibile che Giotto abbia conosciuto le cattedrali francesi da schizzi portati in Italia da mercanti o banchieri, e ne abbia rielaborato pittoricamente determinati motivi.

Giotto, angelo della Vergine

Giotto ultima modifica: 2017-01-15T19:38:01+00:00 da Stefano Torselli
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