L'aspetto del vampiroFilm e fumetti ci hanno abituato ad immaginare  il vampiro in mantello, dente affilato e viso pallido, ma nelle antiche credenze popolari è completamente diverso!

A seconda delle regioni europee, Grecia, paesi slavi, Romania, ed Europa del nord il vampiro si riconosce da tratti diversi ma tutto sommato comuni mentre sicuramente quando lo si cercava nella tomba nessuno si aspettava di vederlo supino, pallido e magro, per di più quando si apriva la tomba non si aveva molta paura lui.

Il vampiro è florido

Quando si temeva nei villaggio la popolazione fosse vittima di un vampiro che portava a morte le persone si cercava nei cimiteri e nelle tombe ( a volte i morti non venivano seppelliti nei cimiteri). Il vampiro era riconosciuto se aveva caratteristiche ben precise, non era mai pallido e smunto ma al contrario era rubicondo oppure scuro o addirittura marrone ed era gonfio di sangue  che emetteva dalla bocca. Il vampiro in genere non aveva il rigor mortis, e non era supino ma prono perchè quando si seppelliva un morto e si aveva paura potesse ritornare lo si metteva a faccia in giù mentre sovente ha un occhio od entrambi aperti.

La pelle è tirata oppure rotta e marcisciente mentre si intravvede una nuova pelle rosastra sotto la prima. Il Nachzehrer del nord è simile ai vampiri slavi ma poichè si morsica mani e piedi ha le estremità del corpo a brandelli e la bara piana di sangue. Capelli ed unghie dei vampiri continuano a crescere e spesso nella tomba non li si trova stesi ma seduti o in posizione diversa di quando furono sepolti.

La tradizione descrive il fegato del vampiro bianco mentre le labbra sono rosse e gonfie mentre i denti sono spesso taciuti e non determinanti per riconoscere il vampiro.

I nostri antenati conoscevano davvero poco della biologia  umana e le spiegazioni per descrivere i fatti inaspettati e straordinari non erano certo scientifici, tendevano a considerare la morte e le cose permeate da mistero che seguiva però una logica di comportamenti. Il vampiro prende il sangue per cui è naturale sia gonfio e scuro di sangue.

estetica del vampiro

 

Chi diventa vampiro: le cause del vampirismo nel folklore europeo

Nel folklore balcanico e slavo non chiunque diventava vampiro dopo la morte: esistevano categorie precise di individui considerati a rischio di trasformarsi in non-morti. I candidati più probabili erano coloro che erano morti in modo violento o prematuro — suicidi, annegati, assassinati — oppure chi era deceduto senza ricevere i sacramenti cristiani, o ancora gli scomunicati. In Grecia il vrykolas poteva nascere da chi aveva mangiato carne di pecora morsicata da un lupo; in Romania lo strigoi era spesso il settimo figlio maschio di una stessa famiglia, o chi era nato con il cappuccio amniotico ancora sul capo. In alcune regioni slave si credeva che un gatto che saltava sopra un cadavere prima della sepoltura potesse risvegliarlo come vampiro. Queste credenze riflettevano una visione del mondo in cui la morte violenta o irregolare lasciava aperta una porta tra i vivi e i morti — una porta che i riti funebri corretti avevano il compito di chiudere per sempre.

Come si elimina un vampiro: riti di protezione e metodi di distruzione

Le comunità che temevano il vampiro disponevano di un arsenale di rimedi tanto vario quanto inventivo. Il più noto è il palo di frassino o di biancospino conficcato nel petto del cadavere sospettato — non per ucciderlo, ma per inchiodarlo alla terra e impedirgli di alzarsi. La decapitazione era pratica diffusa, spesso seguita dal collocare la testa tra le gambe del cadavere per disorientare lo spirito. Il fuoco era considerato il metodo più definitivo: bruciare il corpo riduceva a cenere ogni residuo di vita. Tra i metodi preventivi, si usavano aglio alle finestre e alle porte, sacchi di semi di miglio nella bara — poiché si credeva che il vampiro fosse compulsivamente costretto a contare ogni granello prima di muoversi — specchi sul coperchio della bara, e rami di biancospino nei crocicchi stradali. Ogni regione aveva le proprie varianti, ma l'obiettivo era sempre lo stesso: sigillare il confine tra il mondo dei morti e quello dei vivi.

Dal mostro folklorico all'aristocratico pallido: la rivoluzione letteraria

L'aspetto del vampiro che conosciamo oggi — pallido, elegante, avvolto in un mantello, con canini affilati e sguardo ipnotico — è un'invenzione relativamente recente e completamente letteraria. La svolta avvenne nel 1819, quando il medico John William Polidori pubblicò Il vampiro, ispirandosi a Lord Byron per creare il primo vampiro aristocratico della letteratura: Lord Ruthven, bello, affascinante e mortalmente pericoloso. Da quel momento il mostro folklorico gonfio e rubicondo fu dimenticato, sostituito dall'immagine romantica del nobile dissoluto che seduce le sue vittime. Bram Stoker completò la trasformazione nel 1897 con il conte Dracula, fondendo le leggende della Valacchia con l'estetica gotica vittoriana. Fu lui a codificare per sempre i tratti del vampiro moderno: il castello sulla rupe, il mantello, la trasformazione in pipistrello, l'allergia all'aglio e alla luce solare. Un'immagine così potente da cancellare otto secoli di folklore rurale.