Vampirismo come malattia: il vampiro patologico

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Se il vampiro propriamente detto è un non morto, il cosiddetto “vampiro” è una persona viva e vegeta che beve il sangue di animali, il proprio o di altre persone. Il suo comportamento è considerato deviante, visto che in quasi tutte le culture esiste il tabù del sangue. In questo caso possiamo considerare il vampirismo come malattia.

Il vampiro criminale

Alcuni famosi assassini della storia sono stati considerati vampiri, come ad esempio la contessa Elizabeth Bathory che usava il sangue delle sue vittime per fare delle abluzioni che avrebbero dovuto preservare la sua bellezza. Ma in realtà, la Bathory non beveva il sangue. Secondo l’opinione più accreditata, il “vampiro” è un fenomeno moderno che prende spunto dalla letteratura cercando di imitarla. Ci sono però due casi ottocenteschi documentati in cui i protagonisti non sembrano essere lettori di libri gotici. Le cronache francesi del 1820 parlano del vignaiolo François Leger che sevizia e uccide una bambina di 12 anni e ne beve il sangue. Nel 1872 viene arrestato un italiano, Vincenzo Verzeni, assassino seriale che strangola le sue vittime.
Nel caso dell’ultima vittima, una ragazzina quattordicenne, ne beve il sangue. Questa azione procura all’assassino una grande voluttà. Sembra quindi possibile che alcuni individui si procurino eccitazione sessuale succhiando il sangue di altre persone, e scoprano questa tendenza senza passare per la letteratura. D’altra parte, quelli di Leger e Verzeni sono gli unici casi documentati di vampirismo vero e proprio.

Il vampirismo come malattia: il vampiro patologico

Il vampiro criminale va distinto dal vampiro patologico, che non commette necessariamente reati. Molti “vampiri” si limitano a succhiare il sangue degli animali o il proprio. Il vampirismo come malattia va a sua volta distinto dal vampirismo culturale, che si manifesta quando una persona che decide volontariamente di adottare il vampirismo come stile di vita. La psichiatria tende a distinguere il vampiro patologico dal semplice vampiro culturale evidenziando che nel primo caso l’assunzione di sangue è solo uno dei disordini della personalità riscontrabili in queste persone, vittime dei sintomi del vampirismo come malattia mentale vera e propria.

La Sindrome di Renfield

bere sangue come i vampiriLo psicologo clinico Richard Noll, di Philadelphia, è autore dell’opera più completa dedicata al vampirismo come malattia, pubblicata nel 1992. Egli propone di denominare il vampirismo clinico “Sindrome di Renfield”, dal nome del servo di Dracula nel romanzo di Stoker. Secondo Noll il vampirismo comprende sei caratteristiche:

1.Il vampirismo si sviluppa da un evento cruciale che capita normalmente nell’infanzia, e l’esperienza del sanguinamento è considerata eccitante. Dopo la pubertà, questa eccitazione collegata al sangue viene sperimentata come sessuale.

2.La progressione della sindrome di Renfield segue un percorso tipico. Inizialmente viene sviluppato l’autovampirismo, sempre nell’infanzia: si comincia a procurarsi taglietti
nella pelle per produrre sangue che viene ingerito, poi si impara come aprire vene e arterie per bere un flusso di sangue caldo più direttamente. Il sangue può essere ingerito subito o conservato in barattoli o bottiglie. La masturbazione accompagna spesso le pratiche autovampiriche. La zoofagia si sviluppa generalmente in seguito, nel senso del bere sangue di animali dopo aver catturato uccelli, insetti, gatti o cani, oppure procurandosi il sangue nei mattatoi. L’ultimo stadio è il vampirismo vero e proprio, ossia procurarsi e bere il sangue di altri esseri umani viventi. Normalmente ciò comporta qualche forma di attività sessuale tra persone consenzienti, tranne i casi che sfociano nel criminale.
3.Il desiderio compulsivo di bere sangue ha quasi sempre una forte componente sessuale.

4.Il sangue diventa un simbolo sessualizzato di vita e di potere, perciò i pazienti con la sindrome di Renfield riferiscono esperienze di benessere e di potenza dopo aver bevuto sangue.

5.La sindrome di Renfield interessa per la maggior parte persone di sesso maschile.

6.La necrofilia e la necrofagia non fanno assolutamente parte di questo disturbo.

Il carattere compulsivo dell’atto di bere sangue distingue il paziente con sindrome di Renfield dal vampiro culturale, che può dichiarare di “avere bisogno” del sangue ma in realtà si dedica al vampirismo sulla base di una scelta o una moda. A volte la distinzione non è così netta, perché i vampiri patologici trovano spesso i loro “donatori” tra i vampiri culturali. Comunque, gli psichiatri sono abbastanza concordi nel ritenere che se il bisogno di bere sangue è veramente compulsivo ci si trova di fronte a una forma di malattia.

La porfìria

È una malattia del metabolismo, causata dalla carenza di un enzima, che in alcune sue forme può provocare un’estrema sensibilità alla luce del sole, una crescita eccessiva dei peli e dei capelli, il colore rossastro degli occhi, della pelle e dei denti, eccesso di ferro o al contrario frequenti emorragie che richiedono trasfusioni di sangue.

Gli ammalati di porfiria sono persone assolutamente sane di mente che hanno avuto la sfortuna di essere state collegate ai fenomeni di vampirismo.
Alcuni studiosi in passato hanno avanzato l’ipotesi che, nel medioevo, i malati di porfiria fossero indotti dai medici a bere sangue per sostituire quello perso nelle emorragie, e che questo comportamento, associato al loro aspetto fisico (denti aguzzi, pelle pallida, eccetera) avrebbe fatto nascere la mitologia del vampiro e del lupo mannaro. Come hanno fatto notare studiosi più accorti, l’ipotesi è del tutto infondata e per varie ragioni. Anzitutto il vampiro del folklore non nasce nel medioevo, ma più tardi. Inoltre i primi vampiri folklorici non hanno i denti aguzzi, che vengono inventati da Stoker per il suo Dracula nell’Ottocento.

Ancora, la presunta pratica di ingerire il sangue non avrebbe portato nessun sollievo a questi malati, perché il sangue che passa dallo stomaco non può in alcun modo sopperire a quello perso dalle emorragie. Infine, bisogna anche tener presente che non tutti i malati di Porfiria soffrono di emoraggie, ma solo una parte. Insomma, associare la Porfiria al vampirismo è una sciocchezza e molti malati ne hanno fatto le spese, diventando oggetto di battute di cattivo gusto, o finendo per essere evitati da amici e parenti.

Vampirismo come malattia: il vampiro patologico ultima modifica: 2017-01-11T19:36:44+00:00 da Stefano Torselli
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2 Comments

  1. Zoe 22 agosto 2017 Rispondi
  2. Fiona 18 luglio 2017 Rispondi

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