Jure Grando, vampiro istrianoJure Grando è probabilmente il primo vampiro documentato da fonti scritte.

La storia del contadino istriano, morto nel 1656 e riesumato nel 1672, viene raccontata da Johannes Weikard Valvasor in Die Ehre des Herzogthums Crain (1689).

Nel paese di Krink appare il cadavere di Jure Grando, morto da 16 anni.  Gira per le case seminando terrore tra gli abitanti, anche perché chi riceve la sua visita muore pochi giorni dopo.

Come Plogojowitz anche Grando fa visita alla sua vedova, che spaventata corre a chiedere aiuto al governatore.

La trafila è quasi identica al Caso Plogojowitz: viene riesumato il cadavere e il corpo non è decomposto, anzi la salma accoglie i presenti con un sorriso.

Molti fuggono in preda al terrore. Si cerca di trafiggere il cadavere con un paletto appuntito, ma senza risultato. Un abitante del paese, di nome Nikolo Nyena, si offre per decapitarlo, ma non riesce nell’intento.

Viene sostituito da un certo Stipan Milasich, più coraggioso, che gli stacca la testa di netto. Scrive Valvasor: Allora il morto lanciò un grido e si contorse come un vivente. Gran sangue si disperse nella bara.

la bara di un vampiro

Kringa: il borgo istriano che diede nome al primo vampiro europeo

Il paese di Kringa — in italiano Corridico — è un minuscolo borgo dell'Istria centrale, arroccato tra Tinjan e Pazin su un colle di pietra bianca a pochi chilometri dal mare. Qui, nella seconda metà del Seicento, visse e morì Jure Grando Alilović (1578–1656), un contadino di umili origini che la storia avrebbe trasformato nel primo vampiro documentato della storia europea. La Kringa del tempo era un villaggio fortificato di case in pietra a secco, stretto attorno alla chiesa di Saints Peter and Paul e circondato da vigneti di malvasia, boschi di querce e pascoli. La comunità era povera ma profondamente religiosa, impregnata di credenze popolari slave e mediterranee che facevano convivere culto cristiano, mal'occhio, benandanti e strigoni. Oggi il borgo si è trasformato in meta turistica per appassionati di folklore vampirico: esiste un Vampire Bar sulla piazza principale, una statua dedicata a Grando eretta nel 2006 e un sentiero tematico che attraversa il cimitero dove, secondo la tradizione, il contadino venne sepolto e poi decapitato sedici anni dopo.

Lo strigon e il folklore slavo-istriano: cosa era davvero un vampiro

La parola štrigon (al femminile štriga) non traduce esattamente il nostro termine vampiro: nel lessico popolare istriano e friulano indica una figura complessa, a cavallo tra il morto redivivo, lo stregone-guaritore e il malefico nachtmahr del folklore germanico. Lo strigon torna dalla tomba in forma corporea, bussa alle porte del villaggio, visita la vedova, succhia il sangue o la vita alle sue vittime; ma può anche — nelle varianti benigne — combattere altri strigoni per proteggere il raccolto, in un modo che ricorda da vicino i celebri benandanti friulani studiati da Carlo Ginzburg. La credenza era talmente radicata che nei secoli dell'età moderna l'autorità religiosa della Diocesi di Parenzo fu costretta a celebrare riti di disinterro ufficiali, con decapitazione o trafitture del cadavere. La vicenda di Grando documenta perfettamente questa zona grigia: un morto sorridente, incorruttibile, che resiste al paletto di biancospino e cede solo alla lama di Stipan Milašić, gridando al momento della decapitazione come un vivente.

Johann Weikhard von Valvasor: il testimone colto che consegnò Grando alla storia

Se oggi conosciamo la vicenda di Jure Grando lo dobbiamo al poliedrico barone carniolano Johann Weikhard von Valvasor (1641–1693), scienziato, topografo, storico ed erudito di origine italiana che viaggiò a lungo per l'Istria e la Carniola raccogliendo testimonianze dirette. Nel suo monumentale Die Ehre des Herzogthums Crain ("La gloria del Ducato di Carniola"), stampato a Norimberga nel 1689 in quattro volumi per oltre 3500 pagine, Valvasor dedica un passaggio dettagliato al caso di Kringa, raccolto probabilmente dal parroco locale don Giorgio, lo stesso che aveva officiato la sepoltura del 1656 e assistito alla riesumazione del 1672. Valvasor è il primo autore europeo a utilizzare una fonte documentaria di tipo quasi-etnografico per descrivere un caso di vampirismo: la sua narrazione precede di oltre cinquant'anni i celebri casi serbi di Peter Plogojowitz (1725) e Arnod Paole (1732) e influenzerà profondamente la cultura illuminista, fino alla celebre Dissertazione sui vampiri di Dom Calmet del 1746.

Da Grando a Dracula: il contadino istriano e la letteratura gotica

Il caso di Jure Grando, primo vampiro documentato, ha attraversato quasi quattro secoli senza perdere fascino. A lungo dimenticato fuori dalla Mitteleuropa, è stato riscoperto nel Novecento dagli studiosi di folklore e dalla critica letteraria che vi hanno riconosciuto una delle fonti remote, seppure indirette, del vampiro letterario moderno. Bram Stoker conobbe Valvasor attraverso l'opera di Emily Gerard The Land Beyond the Forest (1888), che citava le credenze balcaniche e istriane: Dracula, pubblicato nel 1897, deve molto all'immaginario dell'Europa orientale di cui Grando è archetipo. Oggi il suo nome è ovunque: un vino rosso istriano Jure Grando, un film croato del 2019 diretto da Zvonimir Rumboldt, numerose graphic novel e un festival annuale a Kringa con rievocazioni storiche notturne. Per chi ama unire viaggio e letteratura gotica, una tappa in Istria è oggi irrinunciabile: Kringa si trova a meno di tre ore di strada da Trieste e si abbina perfettamente a una visita alla vicina Pazin, la città-abisso che ispirò Jules Verne, completando un itinerario vampirico insolito e autentico, lontano dai circuiti affollati della Transilvania.