I motivi architettonici nella pittura del quattrocento cambiano il modo in cui viene rappresentata l’architettura dipinta. Alle forme architettoniche usate nel dipinto solo per abbellirlo, subentra l’architettura trattata come un tema autonomo. Le rappresentazioni architettoniche di Giotto nella Basilica di S. Francesco ad Assisi sono un esempio lampante. Giotto dà un’impronta decisiva alla pittura occidentale e apre la superficie pittorica in modo da creare l’illusione della tridimensionalità.

Giotto, la natività basilica S. Francesco ad Assisi
Giotto, la natività basilica S. Francesco ad Assisi

 

Giotto, San Francesco, basilica S. Francesco ad Assisi
Giotto, San Francesco, basilica S. Francesco ad Assisi

L’influenza di Giotto a nord delle Alpi

All’inizio fu molto difficile cambiare il modello tradizionale nel senso indicato dai dipinti italiani del Trecento. Nella miniatura del XIV e XV secolo si riprese spesso l’idea di Giotto di assegnare uno spazio d’azione alle figure. Spesso le scene vengono ambientate in una specie di loggia, un alzato irreale.

Solo all’inizio del XV secolo i francesi cominciano ad adottare nei propri dipinti le teorie sviluppate da Giotto, per esempio nell’Annunciazione di Aix. La trasformazione è avvenuta: il piano anteriore di quest’opera coincide con il piano anteriore dello spazio della chiesa. Tale spazio si apre verso l’interno e include le figure nella terza parte anteriore della tavola e dello spazio.

Trittico dell'annunciazione di Barthélemy d'Eyck
Trittico dell’annunciazione di Barthélemy d’Eyck

L’architettura come motivo autonomo

La rivalutazione dell’architettura è sintomatica del desiderio di utilizzare l’estetica per avvicinarsi alla realtà e renderla il più tangibile possibile. Il rapporto tra architettura e figura può addirittura capovolgersi dal punto di vista tematico, facendo diventare la figura un attributo dell’architettura.

La prospettiva lineare e la scoperta dello spazio unitario

Il salto decisivo avviene a Firenze tra il 1415 e il 1425 con gli esperimenti di Filippo Brunelleschi: le famose tavolette del Battistero e di Palazzo Vecchio dimostrano che lo spazio dipinto può essere costruito matematicamente attorno a un punto di fuga. Leon Battista Alberti nel De pictura (1435) codifica il metodo, e Masaccio lo applica nella Trinità di Santa Maria Novella, dove una volta a cassettoni si apre in profondità come una vera cappella. I motivi architettonici smettono di essere fondale gotico e diventano struttura geometrica misurabile, strumento per organizzare la narrazione sacra.

Piero della Francesca e la città ideale: architettura come utopia

Con Piero della Francesca — nella Flagellazione di Urbino o nella Pala di Brera — l'architettura dipinta assume valore simbolico e filosofico. Le tavole della Città ideale, conservate a Urbino, Baltimora e Berlino, portano il processo al limite: la figura umana scompare del tutto, e protagoniste assolute diventano piazze lastricate, palazzi a bugnato, templi a pianta centrale. Mantegna, nella Camera degli Sposi di Mantova, trasforma la stanza stessa in architettura illusionistica con il celebre oculus del soffitto. Il Quattrocento inventa così l'architettura dipinta come finzione totale, antenata della scenografia barocca.

Le architetture dei fiamminghi: Van Eyck, Van der Weyden e lo spazio simbolico

Parallelamente alla rivoluzione italiana, nelle Fiandre Jan van Eyck e Rogier van der Weyden sviluppano una propria idea di architettura dipinta. La Madonna del cancelliere Rolin di Van Eyck apre una loggia prospettica su un paesaggio fluviale; l'Annunciazione di Mérode di Robert Campin ambienta l'arcangelo in un'umilissima stanza borghese. Ogni dettaglio architettonico — il capitello, l'arco a sesto acuto, il pavimento a mattonelle — è portatore di significato teologico. Il dialogo tra spazio prospettico italiano e simbolismo fiammingo nutrirà per tutto il secolo la pittura gotica internazionale.

L’eredità: dal trompe-l’œil alle vedute di Canaletto

I motivi architettonici del Quattrocento fondano un genere che attraverserà i secoli. Nel Cinquecento le Logge di Raffaello e le quadrature di Giulio Romano preparano il terreno al trompe-l'œil barocco di Andrea Pozzo. Nel Seicento Viviano Codazzi inventa il capriccio architettonico; nel Settecento Canaletto e Bernardo Bellotto trasformano le città in ritratti misurati al grado, mentre Giovanni Paolo Pannini e Giovanni Battista Piranesi esplorano la rovina antica come forma di sublime. Senza la rivoluzione prospettica partita dalle botteghe fiorentine del Quattrocento, nulla di tutto questo sarebbe esistito.

Per approfondire consulta la pittura gotica e l'architettura gotica.