La funzione del funerale vittoriano è sempre celebrata in casa, salvo il caso in cui il defunto sia un personaggio pubblico e una casa sia insufficiente a contenere la folla, che viene fatta convenire in chiesa.
Il funerale è quindi un momento mondano a tutti gli effetti, in cui la famiglia fa sfoggio di ricchezza, buon gusto e buona educazione.
Anzitutto non si può intervenire ad un funerale vittoriano se non si è ricevuto un invito: sono di solito cartoncini di piccole dimensioni bordati di nero che recano testi simili a questo “Vossignoria e la famiglia sono rispettosamente invitati a partecipare al funerale di Miss Stella Mason, presso la sua residenza il Mercoledì, 14 luglio, alle ore 11 A. M. sepoltura al cimitero di Forest Home “.

Inviti formali per il funerale vittoriano
Gli inviti vanno fatti con particolare oculatezza, stando ben attenti a non trascurare nessuno: non invitare qualcuno che ne aveva il diritto potrebbe essere un errore imperdonabile nella rigorosa e formale società vittoriana. Persino se non si fossero voluti invitati tra i piedi, se non i parenti più stretti, si sarebbe dovuto inviare dei bigliettini chiedendo di astenersi dal partecipare al “funerale privato”. Tutto, l’essere presenti come il non esserlo, era regolato da una ferrea etichetta.
La celebrazione del funerale vittoriano viene di norma tenuta nella stanza accanto alla camera ardente e i congiunti più stretti ascoltano il sermone dall’altra stanza guardando il morto ed evitando agli astanti le manifestazioni più drammatiche del loro dolore, che potrebbero essere considerate sconvenienti in pubblico.
Il ruolo dell'undertaker: dalla bottega al "Dismal Trade"
Dietro la perfetta coreografia del funerale vittoriano opera una figura nuova: l'undertaker, o funeral director. Fino al primo Ottocento le esequie erano organizzate dai falegnami che costruivano la bara e dalle confraternite; con la rivoluzione industriale e l'urbanizzazione di Londra nasce una vera e propria Dismal Trade, "industria funebre". Aziende come la Dottridge Brothers forniscono tutto: bare di quercia con maniglie d'ottone, carri funebri con cavalli drappeggiati, mutes — figuri silenziosi in cilindro e crespo nero che precedono il corteo — pages, guantai, cerai, tappezzieri. Un funerale di prima classe poteva costare l'equivalente di dieci anni di salario di un operaio.
Il corteo funebre: cavalli neri, piume e code di gramaglie
Il corteo funebre vittoriano era uno spettacolo urbano preciso e gerarchico. Apriva la marcia il conductor con il bastone a pomello d'argento, seguito dai mutes con le loro drappi e dai pages. Il carro funebre, tirato da quattro o sei cavalli neri Frisoni dotati di pennacchi di piume di struzzo tinte, avanzava a passo lento. Seguivano le carrozze dei parenti, rigorosamente ordinate per grado di parentela. I cavalli provenivano spesso da allevamenti belgi specializzati. Lungo il percorso i passanti si scoprivano il capo, i negozianti tiravano giù le saracinesche. Come racconta Dickens in Our Mutual Friend, il funerale era il barometro del rango sociale della famiglia.
I cimiteri monumentali: le "Magnificent Seven" di Londra
Nel 1832 il Parlamento approva il Cemetery Act per far fronte al sovraffollamento dei cimiteri parrocchiali londinesi. Nascono così le celebri "Magnificent Seven": Kensal Green (1833), West Norwood (1837), Highgate (1839), Abney Park (1840), Nunhead (1840), Brompton (1840), Tower Hamlets (1841). Questi cimiteri, progettati come giardini romantici secondo il modello del Père-Lachaise parigino, diventano meta di passeggiate domenicali, luoghi di pellegrinaggio e veri e propri musei a cielo aperto della scultura funeraria vittoriana. Lapidi a obelisco, angeli piangenti, urne velate, colonne spezzate: ogni simbolo parla una lingua precisa del lutto.
La regina Vittoria e la moda del lutto nazionale dopo Albert
L'ossessione vittoriana per il funerale come evento sociale trova la sua massima incarnazione nel lutto della regina Vittoria. Rimasta vedova nel 1861 alla morte del principe consorte Alberto, Vittoria vestì di nero per i restanti quarant'anni della sua vita, facendo conservare intatta la stanza di Albert al castello di Windsor. L'intero Impero segue il modello: il nero diventa colore nazionale, l'etichetta del lutto dopo il funerale si codifica in manuali minuziosi, i gioielli di jet di Whitby esplodono in popolarità. Il funerale vittoriano smette di essere un addio privato e diventa il grande rituale collettivo di un'epoca ossessionata dalla morte e dalla rappresentazione di sé.
Per approfondire la cultura funebre dell'Ottocento consulta la sezione età vittoriana.


