Per capire cosa sia un’ectoplasma dobbiamo raccontare la moda dello spiritismo e delle “medium” tra la seconda metà dell’ Ottocento e gli inizi del Novecento.

In epoca vittoriana lo spiritismo divenne di gran moda, praticato da tanti anzi tantissimi persino dai ministri della regina e il fenomeno è tutt’altro che finito: ci sono ancora società che lo praticano in tutto il mondo.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale il fenomeno ha un gran diffusione ma non mancano gli scettici che cercano prove, le università costituiscono commissioni tra le quali anche il mago Houdini prende parte per smascherare i truffatori.

In questo clima tra scienza e paranormale  nasce la figura, quasi mitica, dell’ectoplasma che è una manifestazione fisica dell’energia degli spiriti che certi medium e sudavano quando erano in trance. L’ectoplasma era ritenuto un tramite tra gli spiriti e la vita terrena.

Helen Duncan emette un ectoplasma
Helen Duncan, durante una seduta emette un ectoplasma

La scienza crede all’ectoplasma

All’esistenza di questo mondo ultraterreno ci credono anche gli scienziati tra cui anche un premio Nobel, Charles Richet e questo fu fondamentale perché la questione dell’ectoplasma non venisse liquidata come cialtronaggine.

Agli ini degli anni venti del novecento il dottor W.J. Cradford fece sperimenti seguendo il caso della medium Goligher che emetteva durante le sedute spritiche evocava esseri che sollevavano tavoli e sgabelli. Il dottor Cradford con opportuni strumenti registrò gli eventi elaborando una teoria sulla forma degli ectoplasmi e del moto e delle leve di cui si servivano per spostare gli oggetti senza aver il minimo dubbio che la signora lo gabbasse nell’oscurità.

Alla università di Cambridge ci sono dossier di studi e anche reperti del caso Goligher con foto e alcune prove degli esperimenti fatti ma è probabile che il povero ricercatore un giorno abbia scoperto di esser stato gabbato , infatti si suicidò.

Tra i referti si trovano metri e metri di una sostanza bianca simile alla garza che usciva dalle gambe dalla medium, invero un trucco piuttosto vecchio far uscire dalla vagina o dall’ano qualche stranezza per farla passare come ectoplasma.

Il caso di Helen Duncan

Nel 1939 il laboratorio di fisica sperimentale di Londra studiò per due mesi il caso della signora Helen Duncan che emetteva metri e metri di ectoplasma. La signora era di stazza piuttosto grande, madre di molti figli ed era famosa per le su sedute spiritiche movimentate che attiravano l’attenzione di molti, anche voyeristi.

Gli esperimenti iniziarono con tutte le precauzioni, la Duncan venne rinchiusa in una tutina di seta per evitare trucchi dagli orifizi ma non mancò di sbalordire Harry Price, ricercatore di parapsicologia. In questo caso la medium emetteva l’ectoplasma dalla bocca ed in grande quantità, il referto ancora conservato a Cambridge pesa quasi 4 kg. Dopo le perplessità iniziali pensarono che semplicemente riuscisse a rigurgitarli e infatti quando gli fu data una pastiglia colorante se la diede a gambe. La storia della Duncan non finisce qui perchè nel 1944 fu incarcerata per stregoneria, l’ultima strega inglese.

La nascita del termine: Charles Richet e le proprietà dell'ectoplasma

Il termine ectoplasma fu coniato nel 1894 proprio da Charles Richet, il fisiologo francese che nel 1913 avrebbe ricevuto il premio Nobel per la medicina — non per le sue ricerche spiritiche, ma per il suo lavoro sull'anafilassi. Richet trasse la parola dal greco: ektos (fuori) e plasma (sostanza formata), a indicare una materia estrusa dall'organismo del medium durante la trance. Secondo le testimonianze dell'epoca, l'ectoplasma assumeva aspetti variabili: filamenti biancastri o grigiastri, masse semiliquide, a volte membrane quasi trasparenti che si condensavano nell'aria intorno al medium prima di dissolversi. I fotografi lo descrivevano come una sostanza che non sopportava la luce — una caratteristica molto comoda per i medium che lavoravano al buio. La temperatura della stanza calava di qualche grado durante le emissioni, i testimoni avvertivano un odore simile all'ozono, e al tatto — nei rari casi in cui fu permesso — la sostanza era fredda e viscida come albume d'uovo. Ogni dettaglio era coerente con un trucco consumato, ma anche con qualcosa di genuinamente inspiegabile per chi ci aveva creduto.

Eva Carrière e i fotografi dell'invisibile

Il caso più documentato della storia dell'ectoplasma è quello di Eva Carrière, una medium francese nota come "Eva C.", studiata tra il 1909 e il 1913 dal medico tedesco Albert von Schrenck-Notzing. Il barone, ricercatore scrupoloso quanto credulone, sottopose Eva a centinaia di sessioni fotografiche con lastre e flash: le immagini che ne risultarono mostrano la medium con masse biancastre che emergono dalla bocca, dai capezzoli, dall'ombelico. Le foto furono pubblicate nel 1914 in un libro di 400 pagine corredato di testimonianze mediche. Gli scettici notarono subito che le forme ectoplasmatiche sembravano ritagli di riviste — alcuni riconobbero addirittura un volto da copertina del settimanale Le Miroir — e che Eva aveva abbondante tempo e privacy per nascondere garze bagnate nelle cavità corporee prima delle sedute. Schrenck-Notzing rispose con altre sessioni, altre fotografie, altre certezze. Il dibattito non fu mai risolto: le lastre originali esistono ancora, e nessuno le ha falsificate, ma nessuno le ha nemmeno spiegate.

La fine dell'era ectoplasmatica

Dopo la seconda guerra mondiale, l'interesse per l'ectoplasma si esaurì quasi di colpo. La ragione non fu una confutazione definitiva — nessuno smascherò ogni singolo caso con prove inoppugnabili — ma il cambiamento del clima culturale: il dopoguerra portò razionalismo, ricostruzione, fede nel progresso scientifico. Le sedute spiritiche sopravvissero, ma private del loro prestigio borghese. La parapsicologia moderna ha sostituito il termine "ectoplasma" con concetti più sobri come psicocinesi e materializzazione, e le università che ancora studiano il paranormale — come il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Edimburgo — si guardano bene dal riproporre gli esperimenti di Crawford. Quel che rimane è un archivio fotografico straordinario: centinaia di immagini di uomini e donne in trance, avvolti in sostanze bianche indescrivibili, che ci guardano dall'altro lato di un secolo come se volessero dirci qualcosa che non riusciamo ancora a sentire.