Nella città di Medgwegya in Serbia si sviluppò nel Settecento un’epidemia di vampirismo che attirò l’attenzione della casa imperiale, come testimoniano i rapporti inviati a Vienna, e fece scatenare la moda dei vampiri in tutta Europa. Con la pubblicazione del Rapporto Fluckinger in Inghilterra e Francia, comparve per la prima volta il termine “vampir” nella traduzione inglese (wampyre) e francese (vampyre).
Le due epidemie di Medgwegya
La prima epidemia a Medgwegya scoppiò nel 1726: il cadavere del soldato Arnold Paole sembrò risorgere facendo visita a quattro abitanti della città, che morirono dissanguati. Il corpo di Paole venne riesumato e presenta le caratteristiche del vampiro: perfettamente conservato, guance rosee, unghie ricresciute, sangue fresco negli occhi. Il cadavere venne trafitto con un paletto e bruciato.
La seconda epidemia si scatenò nel 1731 e fu necessario rivolgersi alle autorità. Il medico Glaser inviò un rapporto al governatore della Serbia parlando esplicitamente di vampirismo. Il governatore mandò sul posto il chirurgo Johann Fluckinger, il medico Hans Siegel e l’ufficiale di reggimento Johann Friedrich Baumgarten.
Il rapporto Fluckinger
Il Rapporto Fluckinger dice che venne riesumata una dozzina di cadaveri, ritenuti dagli abitanti affetti da vampirismo: alcuni furono trovati decomposti, altri intatti. Secondo gli abitantidi Medgwegya, i vampiri sarebbero divenuti tali per aver mangiato carne bovina infettata dal morso di Arnold Paole (il vampiro del 1726). Fluckinger riporta la teoria degli abitanti senza avallarla, ma si limita a rendere conto con meraviglia del fatto oggettivo che alcuni cadaveri di abitanti del luogo morti negli stessi giorni e seppelliti uno vicino all’altro si siano decomposti, mentre altri siano rimasti integri.

Medveđa: il villaggio serbo e la frontiera asburgica
Il toponimo Medgwegya, italianizzazione dei documenti settecenteschi, corrisponde all'odierna Medveđa, piccolo villaggio della Serbia meridionale. All'epoca del contagio si trovava sulla frontiera militare che separava l'Impero asburgico dai territori ottomani: una zona liminale, fortificata, popolata da comunità slave ortodosse (gli Haiduk, milizie di confine) con i loro riti funebri arcaici e le loro credenze sui non-morti. Proprio la natura di confine spiega perché l'Impero reagì con tanta serietà: il caso toccava la disciplina militare, la sanità pubblica e la teologia cattolica in un colpo solo.
Arnold Paole e i 17 sospetti vampiri: l'indagine del 1732
Il soldato Arnold Paole — in serbo Arnаut Pavle — era un veterano che aveva combattuto nell'esercito imperiale in Kosovo, dove diceva di essere stato morso da un vampiro. Caduto da un carro di fieno e morto nel 1725, sarebbe tornato a uccidere quattro paesani. La riesumazione, condotta dal chirurgo regimentale Johann Flückinger il 7 gennaio 1732 insieme a ufficiali, medici e un pope ortodosso, esaminò 17 cadaveri. Il rapporto Visum et Repertum, firmato da tre ufficiali imperiali, descrive con precisione clinica le condizioni dei corpi: la fluidità del sangue, la consistenza dei tessuti, la pelle nuova sotto l'epidermide distaccata.
La "vampire controversy": Calmet, Voltaire e gli Illuministi
Il Visum et Repertum viene pubblicato a Norimberga nel 1732 e tradotto in inglese e francese, scatenando una vera "vampire controversy" nella stampa europea. Nel 1746 il benedettino Dom Augustin Calmet pubblica la Dissertazione sui vampiri, raccogliendo prove e prendendo sul serio il fenomeno. Voltaire reagisce ironicamente nel suo Dizionario filosofico. L'imperatrice Maria Teresa invia il medico personale Gerard van Swieten in Moravia: la sua relazione del 1755 liquida il vampirismo come superstizione popolare e porta all'editto che proibisce riesumazioni e decapitazioni di cadaveri — atto di nascita della patologia moderna del post-mortem.
Spiegazioni moderne: tafofobia, rabbia, porfiria, decomposizione
La medicina contemporanea ha proposto diverse chiavi di lettura per l'epidemia di Medgwegya. I segni descritti da Flückinger — sangue liquido, gonfiore, crescita apparente di unghie e capelli, "nuova pelle" — sono fenomeni noti della decomposizione saponificata in ambienti freddi e poveri di ossigeno. La catena di contagio si spiega con epidemie di rabbia, antrace o tubercolosi nella comunità. La fobia di essere sepolti vivi (tafofobia) e la porfiria (sensibilità alla luce, denti rossi) hanno alimentato ipotesi più fantasiose. In ogni caso, Medveđa è la scintilla che porta il vampiro dalle steppe balcaniche al romanzo inglese, passando per i salotti di Parigi. Per approfondire consulta la sezione I vampiri e le storie correlate come quella di Jure Grando.


